Sicurezza
L'Audace non c'è più, la società chiude i battenti
Formalizzata la rinuncia poche ore prima dell'avvio del campionato. Molti giocatori vanno in Terza con l'Academy
PORTOFERRAIO. lL campionato di Seconda categoria è iniziato con la rinuncia dell’Audace Isola d’Elba. La decisione è maturata in queste ultime ore quando Italo Medici segretario e ds della società, ha ufficializzato alla federazione la rinuncia al campionato che pertanto si giocherà con solo 15 squadre.
Dopo sedici anni ininterrotti di presidenza di Graziano Balestrini, l’Audace Isola d’Elba chiude i battenti in modo definitivo. La crisi si è accentuata dopo che con grandi sacrifici era stata raccolta la somma sufficiente per iscrivere la squadra al campionato.
Ma i problemi sono iniziati a sorgere quando ad agosto i giocatori contattati, rifiutavano di vestire i colori biancorossi per la nuova stagione. La causa, il canto ammaliante delle sirene della società Academy Audace Portoferraio del presidente Luca Baldi, iscrittasi in Terza categoria.
«A questo punto – dichiara Medici - abbiamo cercato una sorta di fusione con la Campese di Petrocchi che non si è iscritta al campionato, ma dei giocatori che doveva trasferirsi, soltanto pochi erano presenti agli allenamenti per motivi di lavoro. Inoltre è venuto a mancare quel sostegno economico degli altri anni, così con un groppo alla gola e si è deciso di chiudere». Alla guida della nuova Audace era sceso in campo anche Valerio Magrone.
«Sono stato chiamato quasi a fine agosto, - dice - quando la maggioranza dei giocatori ormai era passata all’Academy, ho cercato fino all’ultimo di creare una rosa di giocatori anche provenienti dalla terza, ma tanti per impegni di lavoro hanno rinunciato a fare questa esperienza, cosi non c’e stata neanche la possibilità d partecipare alla Coppa Toscana».
Cala il sipario dunque, su una gloriosa società. «Purtroppo - commenta Italo Medici – dispiace far scomparire in questo modo la centenaria e gloriosa società biancorossa che era il fiore all’occhiello dell’Isola d’Elba, ma nessuno ha fatto niente per salvarla. Come ultimo gesto, si è deciso di donare tutto il magazzino comprendente i corredi, palloni, attrezzature sportive, e i vari pc, fax ed altro al Carcere di Porto Azzurro».
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