Sicurezza
Uccise due ibis, giudice condanna il bracconiere
Il 43enne di Camaiore (Lucca), in meno di una settimana era stato individuato e denunciato da polizia provinciale e corpo forestale
LIVORNO. Condanna al pagamento di 2mila euro (pena sospesa) e licenza di caccia revocata. Una sentenza storica al tribunale di Livorno, per l’unico bracconiere identificato, che con una fucilata ha ucciso quasi quattro anni fa, il 13 ottobre 2012, due ibis eremita a San Vincenzo.
Goja e Jedi, i nomi dei due ibis femmina del progetto Waldrappteam per il reinserimento della specie in Europa (estinti 400 anni fa): il 43enne di Camaiore (Lucca), in meno di una settimana era stato individuato e denunciato da polizia provinciale e corpo forestale. Caso da subito di valenza internazionale visto che la fucilata - il cacciatore, era regolarmente in possesso di una licenza per la caccia ai colombacci - dagli esiti terribili, aveva messo a rischio il futuro del progetto di reinserimento.
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Perché a morire subito (Jedi poco dopo al Cruma di Livorno) era stata Goja, cavallo di battaglia del Waldrappteam in quanto primo ibis ad aver compiuto, autonomamente, la migrazione imparata da giovane volando a seguito del paraplano (e per questo “dedicata” a Jane Goodall, etologa e antropologa britannica). Goja stava rientrando dall’Austria all’area di svernamento nell’oasi Wwf di Orbetello, portando con sé la giovane figlia Jedi, finché sono state centrate.
Da Waldrappteam processo civile per danni e l’avvocato Carla Campanaro (responsabile ufficio legale LAV) ha fatto valere le prove raccolte.
«La decisione del giudice, in primo grado – commenta il comandante della polizia provinciale Maurizio Trusendi a fine udienza – soddisfa le aspettative: in qualche modo il nostro lavoro è stato ritenuto valido e adeguato ai fatti. La persona è stata così giudicata responsabile di quanto successo a San Vincenzo». Per Waldrappteam «un segnale importante, per la giurisprudenza internazionale, anche perché è al via la nuova stagione di caccia e sia la polizia provinciale che il corpo forestale non possono più controllare il territorio. Meno di una settimana fa – si sottolinea – un altro ibis morto è stato ritrovato a Punta Ala: la presenza di pallini di piombo nel suo corpo fa sorgere il sospetto che si tratti di nuovo di un abbattimento illegale. Il bracconaggio è la minaccia più grande per il progetto di reintroduzione dell’ibis eremita».
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