Il Tirreno

«Solidarietà, tutti i lavoratori in sicurezza»

di Cristiano Lozito

Sindacati soddisfatti dall’incontro al Mise, ma l’azienda pone questioni tecniche su cui oggi inizierà il confronto

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PIOMBINO. É fissato per oggi il primo incontro tra Aferpi e sindacati, dedicato all’approfondimento delle questioni tecniche legate all’estensione dei contratti di solidarietà ai 719 lavoratori che entreranno in fabbrica entro il 6 novembre.

Approfondimento voluto dall’azienda, per individuare le modalità con cui sarà applicabile l’ammortizzatore sociale, in grado di portare in busta tra i 150 e i 200 euro in più al mese ai lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione in Lucchini As.

Il problema è quello di come effettuare le rotazioni tra i lavoratori, mantenendo il 30 per cento delle ore lavorate annualmente a livello individuale mentre, di fatto, solo i laminatoi sono in attività e tra l’altro con continue fermate. La soluzione potrebbe essere intanto quella di formare – c’è la disponibilità della Regione – i lavoratori che hanno professionalità diverse da quelle richieste in questo momento, nell’attesa che partano gli smantellamenti, operazione in grado di assorbire un gran numero di persone.

Ipotesi ovviamente, scenari che saranno al centro del confronto. Intanto da parte sindacale c’è la soddisfazione per il risultato incassato lunedì a Roma, e cioè la disponibilità totale del Governo (basta leggere il verbale di riunione redatto dal Mise) a sostenere la tesi del sindacato, che ha vinto di fatto le resistenze dell’azienda, molto meno persuasa in relazione alle difficoltà gestionali che la “solidarietà” in ogni caso comporterà per un periodo più o meno lungo, e che per questo al momento ha espresso solo un’adesione “politica” alle richieste di istituzioni e sindacati, rimandando l’esame tecnico al confronto che prende il via oggi.

Fim, Fiom e Uilm ieri mattina in una conferenza stampa al consiglio di fabbrica con i segretari Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda hanno espresso comunque la propria soddisfazione «per aver messo in sicurezza tutti i lavoratori, come avevamo promesso», ricordando anche di essere partiti più di un anno fa «con oltre 300 esuberi dichiarati dall’azienda».

Riguardo alle modalità con cui esercitare in modo completo la “solidarietà” i sindacati sono convinti «che le operazioni di smantellamento sono la condizione essenziale. Per tutto ciò sarà decisiva la capacità dell’azienda di risolvere la questione finanziaria, perché è naturale che il nuovo piano industriale che ci verrà presentato il 26 dovrà essere finanziato entro fine anno. Solo così continuerà a esserci una prospettiva».

Il 26 al Mise infatti l’azienda proporrà il nuovo piano industriale, nuovo nel senso che rimodulerà le proprie previsioni dal punto di vista dei tempi, spostando la prima colata a gennaio 2019 e, secondo indiscrezioni, rinnovando le previsioni occupazionali per agroalimentare e logistica che avranno ognuno 300-350 posti. E’ chiaro che da lì in poi visto l’annuncio di questi giorni da parte dell’ad Fausto Azzi di una due diligence, in pratica la disponibilità a fornire alle banche tutte le informazioni sui progetti e sulla situazione aziendale, non saranno più possibili marce indietro o nuovi cambiamenti strategici, che minerebbero la credibilità nel campo del sistema creditizio. Ecco quindi che la partita, che vede in campo l’ex presidente di Mps Alessandro Profumo, si giocherà entro la fine dell’anno, quando dovrà partire (con denaro fresco e garanzie finanziarie) l’ordine a Sms Demag per la costruzione di acciaieria e treno rotaie.

Entro dicembre quindi servirà un intervento diretto del presidente Issad Rebrab unitamente a quello delle banche o di nuovi soci. A questo proposito rumors sul possibile interessamento di gruppi arabi continuano a rincorrersi, ma sempre incontrando ferme smentite da parte aziendale.

I sindacati ieri hanno spiegato anche che lo sblocco del Tfr per i lavoratori ex Lucchini è prevedibile «entro fine anno o inizio 2017». Il commissario Piero Nardi infatti nei prossimi giorni chiederà al Tribunale l’autorizzazione a usare circa 38 milioni per i creditori privilegiati tra cui figurano anche i lavoratori.

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