Sicurezza
Ucciso dalla compagna, la donna si difende: «Eravamo ubriachi, sono stata aggredita e l’ho colpito»
Piombino, la donna dal carcere si difende mentre l’autopsia conferma: il coltello ha reciso un vaso e Gratta è morto per emorragia
PIOMBINO. «Sono stata aggredita, ho afferrato la prima cosa che ho trovato alle mie spalle e l’ho usata». Beatrice Paini, 44 anni, ha parlato per la prima volta con il suo difensore di fiducia, l’avvocato Franco Balestrieri. Nella sezione femminile del carcere Don Bosco di Pisa, dove si trova da venerdì con l’accusa di omicidio volontario, la donna ha cominciato a dare una propria versione dei fatti. «Più che altro ha cominciato a ricostruire quelle drammatiche ore con maggiore lucidità» dice l’avvocato, riferendosi alle prime dichiarazioni rese dalla donna agli investigatori quando lei era non solo in stato di choc, ma annebbiata dall’alcol.
Perché sia lei che il compagno, il quarantanovenne Fabrizio Gratta, ucciso con una coltellata, erano ubriachi. Su questo i carabinieri non hanno dubbi. Paini non nega certo di aver colpito Gratta, e non nega neanche i motivi della discussione degenerata, ma racconta come - secondo lei - quella serata si è poi trasformata in tragedia.
Giovedì la coppia aveva cominciato il giro con un aperitivo al bar di Fiorentina, di fronte alla propria abitazione (località Asca, numero 36). Al bar entrambi avrebbero bevuto un paio di birre a testa, per poi recarsi alla Bavierafest, a Venturina. Qui, altre birre. Poi, prima di rientrare, un’altra bevuta alla Rotonda, il bar di Colmata. E altre birre una volta a casa.
I due sarebbero tornati all’Asca intorno a mezzanotte e mezzo. E avrebbero cominciato a discutere di soldi: sempre lo stesso motivo, gli alimenti che Gratta versava mensilmente alla ex moglie. Fabrizio Gratta e Beatrice Paini stavano ormai insieme da oltre due anni ma quell’assegno, ha detto la donna sia al sostituto procuratore Massimo Mannucci durante il primo interrogatorio che ieri al suo avvocato, era sempre stato motivo di discussioni.
Quella dell’altra notte è stata sicuramente una discussione più accesa del solito, magari aggravata dal fatto che entrambi erano ubriachi. L’avvocato sostiene che i due avevano bevuto almeno una decina di birre a testa e mangiato solo un panino.
Ma è soltanto in questo momento, dal rientro a casa, che il racconto della donna diverge dalla prima ricostruzione degli investigatori. Lei infatti nega di aver aggredito il compagno e, al contrario, dice di essere stata aggredita. Prima verbalmente, poi fisicamente. Paini sostiene di aver ricevuto uno spintone e di essere finita sul pianale della cucina. Aggiunge che, mentre Gratta le era addosso, lei ha afferrato la prima cosa che ha avuto a portata di mano, alle sue spalle. Quella «cosa» era uno dei coltelli contenuti nel cippo appoggiato sul pianale della cucina. Ed era quello più grosso: oltre venti centimetri di lama, uno di quei coltelli usati per scotennare i prosciutti. E con quel coltello l’ha colpito all’addome. Un colpo solo. A quel punto, Gratta sarebbe indietreggiato barcollando fino alla camera, dove poi è stato trovato dai carabinieri.
Carabinieri ai quali ha telefonato la stessa Paini, poco prima delle 3, pensando di parlare con il 118. Pochi minuti dopo in quell’appartamento sono arrivati militari, medico e volontari. Messo sull’ambulanza, Gratta è stato portato al pronto soccorso già in piena emorragia. Alle 5 è morto.
Sabato 10 il medico legale Damiano Marra ha eseguito l’autopsia, all’obitorio del cimitero. L’anatomopatologo si è preso i consueti 60 giorni di tempo per depositare le conclusioni ma dalle prime indiscrezioni sappiamo che è stata confermata la causa di morte: choc emorragico dovuto a lesione di un vaso. Non sarà certo questo il punto sul quale verterà il processo.
Lunedì alle 9 intanto, nel carcere di Pisa, è in programma l’interrogatorio di garanzia di Paini alla presenza del suo avvocato, del pm e del giudice delle indagini preliminari Beatrice Dani.
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