Proteste
Aferpi, il rebus della “solidarietà”
Domani al Mise si decide sui contratti per i 700 lavoratori che rientreranno a novembre. Ripartono i treni, continuità solo al tpp
PIOMBINO. Domani al Mise si gioca il primo tempo di una partita difficile, quello in cui appunto si decide come rientreranno 700 lavoratori in Aferpi dalla cassa integrazione di Lucchini in amministrazione straordinaria (18 persone in questi giorni sono stati assunte e assegnate in prestazione alla Piombino Logistics): per il sindacato, che organizzerà il presidio permanente del consiglio di fabbrica in attesa di notizie da Roma, promettendo mobilitazione immediata in caso di risposte negative, non ci sono alternative ai contratti di solidarietà.
L’azienda, come ha spiegato l’amministratore delegato Fausto Azzi nel dibattito di venerdì alla Festa dell’Unità, fatica a vedere la realizzazione pratica di questo obiettivo con gli attuali volumi produttivi, non ha però preclusioni se il Governo troverà una strada per l’applicazione della solidarietà.
Il secondo tempo della partita è in programma poi il 26, sempre sullo stesso campo, e cioè il ministero dello Sviluppo economico: lì si andrà al cuore del problema, ossia all’esame del piano industriale, dei nuovi tempi previsti per il suo completamento, dei risultati raggiunti con le banche nella ricerca del sostegno finanziario necessario a completare il progetto.
Perché la fine dell’anno si avvicina e con essa la necessità di pagare un anticipo e fornire le necessarie garanzie a Sms Demag per il progetto di acciaieria elettrica e treno rotaie che vale complessivamente una cifra intorno ai 500 milioni, con la costruzione degli impianti da avviare a inizio 2017.
Azzi, tornato da un viaggio con dirigenti di Aferpi in Algeria, organizzato da Issad Rebrab «per avviare l’integrazione col management algerino» ha ribadito alla Festa dell’Unità «la complessità del lavoro di questi mesi in cui abbiamo fornito tutti i dettagli del progetto al sistema creditizio, percorso che ora credo possa essere portato a compimento».
Servono soldi dalle banche, certo, oltre a quelli di Rebrab, che nell’ultima riunione con Alessandro Profumo e il ministro Carlo Calenda si è impegnato a finanziare ulteriormente il progetto in cui ha messo fin qui 92 milioni.
I soldi ovviamente sono necessari non solo a dare corpo al progetto per la nuova acciaieria e il treno rotaie, ma anche per l’acquisto dei semiprodotti che consenta la continuità produttiva necessaria.
In questo senso nei giorni scorsi l’azienda ha incontrato le rsu per discutere dell’andamento della produzione, spiegando che il Tpp ripartirà con la sbozzatura il 15 e con le rotaie dal 19 con una buona profondità, al momento prevista sino alla fine dell’anno in virtù di un carico di semiprodotti atteso in questi giorni.
Il Tmp invece ripartirà tra il 19 e il 21 solo fino alla fine del mese, con fermata al momento prevista per tutto ottobre. Il Tve riparte il 19 almeno fino alla fine del mese, con qualche prospettiva di andare avanti anche un paio di settimane a ottobre.
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