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L’anno peggiore di tutti Siamo al terzo delitto
In 19 anni sono sei i casi finiti in cronaca, escludendo quello dell’infermiera Il caso che destò più scalpore e sconcerto resta il pluriomicidio di via Landi
PIOMBINO. Sono sei gli omicidi finiti in cronaca a Piombino negli ultimi diciannove anni. Sei casi di omicidio (con otto vittime) accertati, conclamati, di cui due però rimasti senza colpevole e uno, recentissimo, particolare (un caso di omicidio-suicidio).
Vanno considerati a parte invece i presunti 14 delitti attribuiti dai Nas e dalla Procura livornese all’infermiera di Villamarina, Fausta Bonino, perché si tratta di un’indagine ancora apertissima e soprattutto perché quei pazienti potrebbero essere deceduti per cause naturali, comunque non dovute alla somministrazione di eparina o più in generale all’azione dolosa di qualcuno.
Il primo di questi sei casi finiti in cronaca risale al 17 luglio 1997. Patrizia Gori, massaggiatrice trentaquattrenne, viene trovata senza vita, massacrata a calci e pugni, nel suo appartamento di via Giuseppe Garibaldi. Il fidanzato, un netturbino originario di Corleone, verrà arrestato, processato per omicidio e poi assolto.
Passano due anni ed ecco l’omicidio più clamoroso e angosciante mai commesso in città: quello di via Landi. E’ la notte del 14 aprile 1999 quando il venticinquenne Simone Cantaridi si alza dal letto e ammazza con decine e decine di coltellate la figlioletta Vanessa (4 anni), la moglie Sabrina (24) e la sorella Claudia (27). Poi fa esplodere la casa con il gas. Si salva soltanto lui. All’inizio sembra l’unico superstite, vittima pure lui di un evento fortuito. Poi si scopre che è stato l’assassino. Viene condannato, poi scarcerato dopo qualche anno tra buona condotta, semilibertà e indulto. Ora è libero.
Passano altri otto anni e mancano pochi giorni al Natale 2007. Il 21 dicembre Natalina Meschini, ottantenne, muore incaprettata e orribilmente soffocata dalla propria dentiera durante un tentativo di rapina avvenuto nella sua casa, ai Diaccioni. Finiscono sotto processo a vario titolo sei persone, tra cui il figlio della donna. Verranno assolti tutti e sei.
Quest’anno la parola “omicidio” ricorre più spesso del solito in cronaca. Lasciando perdere come dicevamo il caso dell’infermiera di Villamarina, questo è il terzo caso dell’anno.
Siamo all’inizio di questa estate, è il 24 giugno, quando a Franciana, nell’ex scuola adibita a centro di accoglienza profughi, scorre il sangue. Famara Jammeh, un senegalese di 32 anni, uccide Muhammad Younis Gujjar (36, pakistano) con una coltellata alle spalle. Una coltellata capace di procurargli un’emorragia che in pochi minuti si rivela letale. Il motivo è più che banale: una discussione dovuta a una porta lasciata sbattere durante una preghiera collettiva.
Non si è ancora spenta l’eco della tragedia di sabato scorso, 3 settembre: nel loro appartamento di via del Fosso il novantenne ex dentista Mario Neri soffoca con un cuscino la moglie Anna Paola Consonni, 79, poi si uccide. La moglie era malata da tempo, la coppia era legatissima. I corpi vengono scoperti due giorni dopo dalla donna che aiutava in casa.
L’ultimo caso lo raccontiamo oggi. Ancora un omicidio avvenuto tra le mura domestiche, ma che di amore ha ben poco.(a.d.g.)
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