Il Tirreno

Il Comune vieta kebab e cibo etnico nel centro storico

di Luca Centini
Il Comune vieta kebab e cibo etnico nel centro storico

L’ordinanza a poche ore dall’apertura di un nuovo negozio Ore di incertezza, poi l’inaugurazione non viene cancellata

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PORTOFERRAIO. Il Comune dà lo stop all’apertura nel centro storico di nuove attività commerciali non tradizionali o di prodotti etnici. Una mossa a difesa delle specificità territoriali, frutto di una nuova programmazione di medio e lungo periodo, verrebbe da pensare. Ma la tempistica, in questo caso, alimenta più di un sospetto.

L’ordinanza firmata dal sindaco Mario Ferrari, che di fatto inibisce l’apertura di nuove attività etniche per 180 giorni, risale infatti a giovedì. A solo una manciata di ore dall’inaugurazione, annunciata con tanto di manifestini, del nuovo negozio kebab in via Cavalieri di Vittorio Veneto nel cuore del centro storico di Portoferraio. L’apertura è rimasta in dubbio per diverse ore, nonostante i titolari di nazionalità turca del negozio (che si sono trasferiti in centro storico dopo aver lasciato i locali in via Carducci) fossero pronti da un pezzo, con tanto di carne acquistata e contratti di affitto del fondo già firmati. Ma, a poche ore dall’inizio della nuova avventura, ecco il cambio repentino delle regole.

Alla fine l’inaugurazione c’è stata, seppur dopo ore di incertezza, con gli stessi commercianti della zona che si interrogavano sul destino del negozio dopo l’emissione dell’ordinanza. Non è escluso che l’amministrazione comunale abbia compiuto un passo indietro dopo ore concitate e colloqui con i titolari e i proprietari del fondo. Del resto l’ordinanza arrivata sul filo di lana aveva suscitato numerose reazioni tra gli addetti ai lavori e, viste le tempistiche, sembrava un provvedimento ad hoc per mettere i bastoni tra le ruote ai nuovi gestori del negozio di kebab. Il sindaco, in verità, nega: «Non c’è alcun rapporto causale tra l’ordinanza e l’apertura della nuova attività – spiega il primo cittadino di Portoferraio – vogliamo però dare delle regole tali da garantire l’identità del nostro centro storico e la salvaguardia delle specificità commerciali e gastronomiche».

L’ordinanza “ponte”. L’ordinanza firmata dal sindaco di Portoferraio l’8 settembre scorso presenta delle caratteristiche particolari. L’atto firmato dal sindaco ha infatti un valore temporaneo (solo 180 giorni) e vuole impedire l’apertura di nuove attività etniche in centro storico in attesa dell’entrata in vigore, si legge in premessa, del decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, cosiddetto Decreto Franceschini, relativo alla tutela dei centri storici ma ancora sprovvisto di decreti attuativi e quindi ancora suscettibile di modifiche.

Sulla base del decreto Franceschini i Comuni, in accordo con la Regione, possono individuare zone di particolare pregio storico in cui vietare o limitare l’esercizio di determinate attività commerciali. E l’ordinanza Ferrari, di fatto, vuole anticipare fin da subito questa possibilità. Guarda caso, proprio mentre sta per aprire il nuovo kebab in centro storico. «Quando finisce una guerra ci sono sempre dei morti immediatamente prima dell’armistizio – spiega Ferrari – ma questo è un caso diverso. Non sapevo del kebab e non conosco l’iter per l’apertura del negozio, ma se le pratiche sono state concluse prima dell’emissione dell’ordinanza, l’attività potrà aprire regolarmente. Quello che noi vogliamo fare è dare una programmazione diversa per le attività commerciali del centro storico».

Il kebab, dunque, non dovrebbe avere problemi, sebbene il primo cittadino non escluda dei controlli da parte della polizia municipale. Leggendo l’ordinanza, tuttavia, non si capisce a quali sanzioni andrebbero incontro i trasgressori che, contrariamente al contenuto dell’ordinanza sindacale, si metterebbero a vendere prodotti etnici nel cuore del centro storico della città: non sono indicate, infatti, sanzioni, nè coloro che sono tenuti a vigilare sul rispetto dell’atto sindacale. Dopo le polemiche sugli street food, con le nuove regole per la sosta degli apini sul territorio comunale, una nuova ordinanza sul commercio pare destinata a far discutere. Non è la prima volta, tuttavia, che le amministrazioni comunali intervengono per bandire le attività etniche dai centri storici. A Forte dei Marmi un provvedimento simile è stato assunto nel 2011.

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