Il Tirreno

"Il porto un successo. Rebrab? Parlano i fatti"

Cristiano Lozito
Enrico Rossi alla Festa dell'Unità di Piombino (foto Paolo Barlettani)
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Enrico Rossi alla Festa dell'Unità di Piombino (foto Paolo Barlettani)

Enrico Rossi a tutto campo alla Festa dell’Unità: «Sulla 398 tocca al Governo intervenire, ci sono impegni precisi»

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PIOMBINO. La Regione ha fatto una scommessa vincente puntando 140 milioni sul porto, la 398 è una questione che non tocca Firenze ma il Governo perché c’è un impegno preciso di Palazzo Chigi, Rebrab ha messo sin qui molti soldi in Aferpi e non c’è una ragione che faccia pensare a un suo disimpegno.

E’ questa la sintesi, con toni e dettagli interessanti per ogni singolo argomento, del pensiero di Enrico Rossi, così come è emerso nell’intervista fatta dal Tirreno alla Festa dell’Unità, dove il presidente della Regione presentava il suo libro, “Rivoluzione socialista. Idee e proposte per cambiare l’Italia”.

Sala strapiena al Parco VIII Marzo, molti pensionati e pochi lavoratori, presente tutto il gruppo dirigente del Pd locale, il segretario di Federazione Valerio Fabiani, il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, il consigliere regionale Gianni Anselmi, il sindaco Massimo Giuliani, il segretario dell’unione comunale Ettore Rosalba, oltre ad assessori e sindacalisti.

Non è un mistero che il gruppo dirigente locale con varie sfumature ha virato da tempo verso l’area renziana, mentre Rossi sta girando l’italia per promuovere le proposte con cui si candiderà nel prossimo congresso alla segreteria del partito, dove alcuni sondaggi (l’ultimo dell’Huffington Post) lo danno intorno al 30 per cento. Ma formalmente i rapporti tra Rossi e il Pd piombinese restano buoni: qui il presidente ha un notevole consenso della base, qui ha fatto una scommessa anche sul proprio futuro politico rispetto alla ripresa della città dopo la chiusura della Lucchini, di converso su di lui il Pd piombinese conta per nuovi investimenti nel territorio.
Toni morbidi quelli di Rossi nei confronti di Renzi, «Il governo ha fatto cose buone, al referendum voterò sì, ma comunque quell’appuntamento non ha niente a che vedere col congresso che verrà», ma anche un invito al premier «a tornare a una politica di sinistra già dalla prossima Finanziaria, pensando a innalzare le pensioni minime e ad abbassare le pensioni d’oro, oltre a riprendere una politica di investimenti pubblici drammaticamente calati».

Gli investimenti sul porto. «I fatti stanno dimostrando – ha detto Rossi nell’intervista – che avevamo ragione a investire quei soldi, molti soldi, sul porto. Presto arriverà l’impresa di refitting e smantellamento navale, General Electric ha confermato il suo impegno in Toscana, a Piombino vuol produrre le sue turbine, sul porto ci saranno circa 400 posti di lavoro».

Il nodo della 398. Ma a che serve un porto rinnovato con fondali a meno 20 se non c’è una strada degna di questo nome per raggiungerlo? E’ questa una domanda che irrita Rossi, il quale ha sempre creduto in una 398 collegata alla realizzazione della Tirrenica, e anche ora che i destini dei due progetti sono separati, continua a pensare che «la 398 è importante, ma l’autostrada è indispensabile». Se comunque il destino della 398 è nelle mani dell’Anas e del viceministro Riccardo Nencini, che di recente l’ha definita una priorità, Rossi ha rivelato di aver sentito «una vocina» secondo cui sarebbero stati trovati almeno la metà dei 50 milioni necessari a realizzare il primo lotto. «Comunque il completamento della 398 è inserito nell’Accordo di programma – ha ricordato il presidente della Regione – su cui c’è quindi un impegno diretto della Presidenza del Consiglio, che non ho motivo di dubitare sarà rispettato e che presto potremo verificare».

Rebrab e la ripresa delle acciaierie. Rispetto alle preoccupazioni diffuse sulle difficoltà di Issad Rebrab a sostenere la realizzazione del forno elettrico e del nuovo treno rotaie con mezzi propri e con finanziamenti che tardano ad arrivare, Rossi ha un’opinione molto chiara: «Ad aprile del 2014 è stato spento il forno della Lucchini, in quella grandiosa manifestazione di piazza Bovio abbiamo detto che Piombino non voleva chiudere. Bene, con le lotte dei lavoratori e l’impegno delle istituzioni siamo arrivati a una situazione ben diversa. Certo, siamo in ritardo di un anno, ma Rebrab ha già assunto 1400 lavoratori e ha confermato che rientreranno in fabbrica entro novembre gli altri 700 per i quali la Regione, il 12 settembre al Mise, sosterrà la richiesta del sindacato dei contratti di solidarietà. Intanto mentre le industrie del nord vivono con preoccupazione la rinascita di Piombino, pian piano nella richiesta di credito qualcosa si sta muovendo, c’è un lavoro per completare entro l’anno un finanziamento complessivo per la nuova acciaieria. Quindi – spiega il presidente – non è una questione di fiducia mia personale in Rebrab, io dico che due anni fa avevamo Jindal che proponeva di prendere solo i laminatoi con 700 operai, mentre è arrivato Rebrab che riassume tutti e ha un grande progetto, che in qualche anno può cambiare radicalmente la situazione economica della città. Il problema delle garanzie con le banche? Io giudico solo i fatti: Rebrab è il quinto uomo più ricco dell’Africa, a Piombino ha messo già 92 milioni, non vedo perché il suo progetto non dovrebbe andare avanti».

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di Redazione web