Gioco
«È necessario misurare l’impatto ambientale del piano di Aferpi»
Le quattro associazioni che hanno presentato osservazioni respingono le critiche mosse da Giuliani e Ferrini
PIOMBINO. «Ci pare del tutto legittimo presentare osservazioni alla Regione sulla verifica di assoggettabilità alla Via, come alcune associazioni hanno fatto, se l’obiettivo è avere una risposta chiara in merito, con l’ottica di tutelare e difendere la salute dei cittadini. Ma una volta ottenuta una risposta dobbiamo stare tutti dalla stessa parte, qualunque sia l’esito. Perché altrimenti ci sorge il dubbio che tali osservazioni siano studiate al solo scopo di ottenere ulteriori ritardi nella realizzazione del piano di Aferpi, per denunciarli e sperare in un suo fallimento».
Così pochi giorni fa si esprimevano il sindaco Massimo Giuliano e il suo vice, Stefano Ferrini, con un punto di vista che oggi quattro associazioni (Associazioni Restiamo umani, Lavoro salute e dignità, “Ruggero Toffolutti” e Legambiente) respingono: «Se presentare osservazioni, lo confermano il sindaco e il vicesindaco nella loro risposta, è legittimo – sostengono - lo è altrettanto, in caso di bocciatura, continuare a ritenere ingiustificato esentare Aferpi dall’obbligo di assoggettamento del suo piano alla Valutazione di impatto ambientale».
Le quattro associazioni spiegano dunque che il loro scopo «non è e non è mai stato, ostacolare la ripresa produttiva delle acciaierie. Le nostre priorità, e le osservazioni vanno in questo senso, restano la difesa dei posti di lavoro di tutti i i dipendenti ex-Lucchini, la fattibilità della diversificazione, la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori».
Quindi per loro «non si parli di allungamento dei tempi. Se Aferpi non avesse interrotto il procedimento della Via chiedendo di esserne esonerata, a quest’ora quel procedimento sarebbe concluso. E allora perché chiederla e perché concederla? Senza Via nessuna verifica su impatto ambientale, sicurezza sul lavoro nei nuovi impianti. In ossequio a uno spirito di sudditanza esteso».
Per le quattro associazioni, quindi, «il fatto che Aferpi non voglia sottoporsi alla Via infligge una ferita profonda alla sua stessa credibilità quando afferma di voler costruire uno stabilimento moderno e competitivo investendo capitali, per ripercorrere, invece, strade fallimentari: massimo sfruttamento del territorio e dei lavoratori in mancanza di capitali e idee. Fra dieci anni o prima l’acciaieria che nasce con queste premesse fallirebbe la gara con il mercato. La multinazionale si libererebbe dello stabilimento e ci ritroveremmo in una situazione di ulteriore degrado ambientale, mentre il porto nelle sue mani sarebbe solo un appoggio logistico per i prodotti provenienti da tutto il mondo, in particolare alimentari, settore che Rebrab tratta».
Il ragionamento che ne consegue è che «non si può accettare un imprenditore qualsiasi ma solo un imprenditore che dia garanzie attraverso un piano industriale moderno e rispettoso sia dell’ambiente che dei lavoratori. Uno stabilimento che non sia in contrasto con il possibile sviluppo di tutti gli altri settori: agricoltura, turismo, trasporti marittimi e commerciali, nautica, incrinando la monocultura, a favore di un processo di diversificazione di cui si parla da decenni. Qui sta la capacità della politica di proporre un nuovo modello di sviluppo – è la conclusione – qui sta la sua capacità di non presentarsi di fronte a qualsiasi proposta pronta sempre a dire sì a qualsiasi condizione».
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