Sicurezza
«Apriamo Pianosa alle barche da diporto»
La proposta di Barbetti: pensiamo a un sistema controllato di boe a pagamento, così come avviene con i diving
PIANOSA. «Apriamo Pianosa alle barche da diporto con un sistema controllato di boe a pagamento, come per i diving».
È la proposta che Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri, lancia pubblicamente al presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, Giampiero Sammuri. La presa di posizione del primo cittadino arriva sulla scia delle recenti segnalazioni relative agli accessi non autorizzati nel miglio di mare interdetto dell’isola, tutelata dal Parco nazionale. Negli ultimi giorni sono state tre le imbarcazioni pizzicate all’interno dell’area marina interdetta alla navigazione. L’ultima di queste è un panfilo ancorato a poca distanza dall’isola piatta, fotografato da alcuni escursionisti che hanno quindi postato l’immagine su Facebook.
E se Legambiente Arcipelago toscano ha chiesto pubblicamente in queste ore di rafforzare i controlli per fermare i pirati e i bracconieri del mare, il sindaco di Capoliveri auspica, al contrario, una fruizione regolamentata. Come dire, garantiamo l’accesso ma solo rispettando regole precise.
L’idea, ha spiegato lo stesso Barbetti, non è nuova ma trae origini dai primi anni del Duemila. «Più precisamente tra il 2002 e il 2004, quando sono stato commissario del Parco nazionale – racconta il primo cittadino di Capoliveri – in quegli anni ho elaborato il progetto delle boe intelligenti che poi fu accantonato dall’ex presidente Mario Tozzi e messo in pratica, ma solo per i diving, dal presidente Giampiero Sammuri. Il progetto originario prevedeva la realizzazione di dodici boe per i fruitori dei diving e dodici imbarcazioni da diporto con lunghezza inferiore a 24 metri. In questo modo volevamo dare la possibilità a chi avrebbe prenotato tramite il Parco di ormeggiare, senza danneggiare il fondale con delle ancore e stazionare nel mare pianosino per diverse ore, magari anche pernottare. In cambio i fruitori del servizio avrebbero pagato una determinata tariffa a favore del Parco. Avevamo ottenuto un finanziamento ministeriale e comprato le ancore da un cantiere di dismissione delle navi militari dismesse. Comprammo anche le boe che in parte sono state utilizzate per il progetto relativo ai diving, messo in pratica nel 2013 dal Parco. Ci furono delle resistenze e tutto fu accantonato, ma Pianosa è un bene comune e l’idea sarebbe tutt’ora valida».
Per il sindaco di Capoliveri il mare di Pianosa potrebbe dunque essere aperto anche all’interno del miglio interdetto alla navigazione, sulla base di una disciplina rigida. Una strategia alternativa al mero divieto di accesso vigente. Ma non si corre il rischio di realizzare sull’isola una sorta di approdo turistico mascherato? «No, avremmo solo garantito la fruizione di un bene comune come è Pianosa, nel rispetto delle regole – spiega Barbetti – a differenza di Montecristo per Pianosa è vigente un decreto della Marina Militare che, di fatto, delega ala Parco nazionale la disciplina di accesso al mare dell’isola. Il Parco, come ha fatto con i diving, inserire le regole come meglio crede, ad esempio garantendo l’accesso solo a imbarcazioni con determinati sistemi di scarico di acque reflue. Se l’accesso di un numero contingentato di barche da diporto nasconde un rischio ambientale? A Pianosa ci arriva persino la nave della Toremar».
Barbetti, insomma, non molla la presa e prova a far tornare di attualità un progetto accantonato anni fa. «Si darebbe la possibilità di sostare e anche di pernottare al largo di Pianosa, aprendo a una forma di turismo consapevole – spiega il sindaco di Capoliveri – stabilendo delle tariffe precise, fasce orarie e limiti di tempo. Sammuri ci pensi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
