Il Tirreno

Panfilo ancorato in zona protetta

Panfilo ancorato in zona protetta

Una nuova infrazione a Pianosa. Legambiente: «Le telecamere non bastano»

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PIANOSA. Dopo l’imbarcazione segnalata sabato al Grottone, dopo il peschereccio che pescava probabilmente entro il limite dell’area protetta, dopo la sfilza di ingressi abusivi di yacht multati e di reti e palamiti sequestrati dalla Capitaneria di porto, ieri i visitatori di Pianosa si sono trovati di fronte a un nuovo clamoroso abuso: un panfilo tranquillamente ancorato nel Golfo della Botte, in piena area di protezione integrale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (la barca è stata fotografata da Andrea Giusti che ha pubblicato lo scatto su Fb). L'associazione Legambiente Arcipelago toscano torna a lanciare l'allarme sulle numerose infrazioni che si verificano nella zona protetta. «Ci risulta che sia stata avvisata la Capitaneria e la Forestale – spiegano dall'associazione – E’ chiaro che, dopo queste continue violazioni, qualcosa vada rivisto nella protezione delle acque di Pianosa dai pirati del mare che, pur conoscendo bene quali siano i vincoli intorno a un’isola il cui mare era protetto anche prima del Parco, continuano a violarlo contando sull’impunità e sulla carenza di una sorveglianza a mare continua e puntuale. E’ chiaro che le telecamere del Parco non bastano per evitare queste violazioni, serve un’opera preventiva e serve che lo Stato faccia rispettare le sue normative, dando al Parco, alla Capitaneria e alle altre forze dell’ordine mezzi e risorse per proteggere costantemente l’area protetta marina di Pianosa dai furbetti degli yacht e dai bracconieri del mare».

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