Il Tirreno

Il sindaco Giuliani: in Aferpi “solidarietà” per tutti

Il treno vergella (foto Paolo Barlettani)
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Il treno vergella (foto Paolo Barlettani)

Slitta al 9 settembre l’incontro Mise. E sull’ipotesi del fondo arabo Spirito libero accusa: qualcuno vuol mettere le mani sul porto

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PIOMBINO. Slitta dal 6 prevedibilmente al 9 settembre l’incontro al Mise in cui il sindacato pretende risposte chiare al nodo degli ammortizzatori sociali per i 741 lavoratori che entro novembre dovranno entrare in Aferpi dalla cassa integrazione di Lucchini in amministrazione straordinaria. La tesi di Fim, Fiom e Uilm è chiara: è l’azienda responsabile dei ritardi nel piano industriale, non i lavoratori. Per cui deve prenderne atto a inserire i neoassunti con i contratti di solidarietà, ritenendo il sindacato inaccettabile passare da una cassa integrazione all’altra.

Lo slittamento della data del 6 è dovuto a un incontro che i vertici aziendali piombinesi avranno con Issad Rebrab e i sui collaboratori ad Algeri, già in programma da qualche tempo. E proprio sulla “solidarietà” il sindaco Massimo Giuliani ieri ha precisato il suo pensiero dopo le critiche arrivate da Jonathan Ghignoli, rsu Fiom, in merito alle dichiarazioni del giorno precedente in cui il sindaco e il suo vice Stefano Ferrini avevano citato il passo di un articolo di Adriano Sofri, in cui si diceva «meglio 1400 che prendono lo stipendio che niente».

«1400 per noi é solo un punto di inizio e non un punto di arrivo – scrive Giuliani su fb – Un primo traguardo che noi riteniamo imprescindibile é il rientro dei 2150 lavoratori in Aferpi, secondo gli accordi sottoscritti; questa amministrazione ha sempre affermato e sostenuto in tutte le sedi istituzionali che nessuno deve restare fuori dal processo produttivo in atto, chiedendo all’azienda anche all’ultima riunione al Mise il rientro di tutti i lavoratori entro il 6 novembre col contratto di solidarietà, ottenendo dal governo una riunione specifica, chiedendo una clausola di salvaguardia per i lavori di bonifica e per ogni altro intervento di riconversione in modo da rispondere alle difficoltà delle imprese dell’indotto in crisi e il reimpiego di quei lavoratori».

Ma c’è ancora una coda sulle voci di accordo tra Cevital e un fondo di Dubai, poi smentite dall’azienda. Andrea Fanetti, coordinatore di Spirito Libero, riflette sui possibili beneficiati da un’ipotesi «immediatamente smentita dai vertici dell’azienda e del Mise, che ormai da mesi riappare ciclicamente. In ogni caso, viene presentato un elemento di disturbo rispetto al percorso avviato dall’azienda che dà comunque l’impressione della precarietà di tale percorso e dell’incapacità dell’azienda stessa di fare fronte al suo progetto. Guarda caso – prosegue – tale notizia viene lanciata subito dopo gli accordi sul fronte del credito annunciati dall’ad Azzi e che darebbero importante respiro al finanziamento dell’attività ordinaria».

Fanetti cita poi il cronico scetticismo del Sole 24 ore e le dichiarazioni del presidente di Federacciai Antonio Gozzi, da sempre ostile al progetto algerino. «Tra gli argomenti dei detrattori di Rebrab – dice Fanetti – uno che va per la maggiore è che non sarebbe mai stato tanto interessato alla siderurgia, quanto invece alle opportunità del porto. Il dubbio legittimo che allora non può non venire è che non sia probabilmente il solo a esservi interessato. E che ci sia un disegno molto chiaro per impedire a Piombino di svolgere il suo ruolo sul fronte siderurgico e di accaparrarsi le concessioni sul porto. Se questo è, appaiono di fatto solo funzionali a questo disegno tutti quegli interventi e quelle azioni in cui si elencano i ritardi del progetto, i problemi che ne scaturiscono e si chiedono ipotetici ed utopistici “piani B” andando addirittura a rimpiangere in modo patetico ed assolutamente non credibile Jindall col suo piano da 700 occupati»

«I ritardi e i problemi ci sono tutti – conclude Fanetti – li hanno indicati Fiom, Fim e Uilm nei vari incontri, le istituzioni locali, regionali e nazionali, e vanno affrontati e risolti. Ma se ci si limita alla denuncia, se si paventano azioni forti contro il progetto, se si sanno dire solo tanti “no” a tutto, di fatto ci si rende compari degli acciaieri del nord che non vogliono avere Piombino tra i loro competitor e che magari vorrebbero pure mettere le mani sul porto».
 

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