Sicurezza
«Nessun accordo con fondi stranieri»
Ma Paolicchi, che portò Rebrab a Piombino, ribadisce: questa trattativa è l’unica possibilità per salvare le acciaierie
PIOMBINO. A rompere la tregua di mezza estate sul fronte Aferpi, ieri è arrivata una dichiarazione al portale online L’Etrusco di Eliseo Paolicchi, l’uomo che nell’ottobre del 2014 consentì alla società algerina il primo approccio con le istituzioni locali. Secondo Paolicchi (ex direttore commerciale Dalmine e ora procuratore generale della Rivecogeneralsider, azienda con 270 dipendenti che produce e vende in mezzo mondo tubi d'acciaio per il settore energetico) «ad Algeri in questi giorni è stato siglato un accordo col fondo sovrano del Dubai il quale entrerà nell’assetto societario con un ruolo di controllo». Dichiarazione rafforzata dall’annuncio che «giovedì sarà presentato al Mise il nuovo assetto societario».
Poche righe che hanno subito impegnato nella ricerca di verifiche non solo giornalisti, ma anche politici e sindacalisti. Nel giro di pochi minuti è giunta una smentita dal Mise riguardo a possibili incontri, a cui è seguita una breve nota di Aferpi che, al momento, pare chiudere la questione: «Rispetto alle notizie che si sono diffuse in città e che continuano a imperversare sui social network – dice il comunicato – Aferpi ribadisce quanto segue: nessun accordo con fondi sovrani stranieri è nei piani di Cevital; non ci sarà alcun incontro e/o appuntamento al Mise nei prossimi giorni. La diffusione di notizie infondate – conclude la nota – serve solo a creare artificiosamente incertezza e a complicare il lavoro in corso a beneficio di chi non vuole che a Piombino si torni a produrre acciaio».
Manovra di disturbo, insomma, secondo l’interpretazione aziendale, proprio pochi giorni dopo l’intesa con un pool di banche per un finanziamento di 7,5 milioni, considerato la prima tranche di un prestito più corposo in grado di assicurare il circolante e la continuità produttiva.
Paolicchi in serata, ha corretto parzialmente col Tirreno le sue dichiarazioni: «Ho informazioni dirette ma non partecipo a tavoli di trattativa – spiega – quel che ho detto è quanto mi è stato riferito da una persona (di cui Paolicchi non vuol rivelare l’identità ndr), se però l’azienda e il Mise dicono quel che dicono ci sarà un motivo... Forse manca ancora l’ufficialità, forse c’è un raffreddamento... Si tratta solo di attendere per capire, ma vorrei che i piombinesi si convincessero che questa di un fondo sarebbe l’unica soluzione possibile. Servono molti soldi, il fondo li garantirebbe, se salta la trattativa sarebbe molto preoccupante». Riguardo alle ragioni del suo coinvolgimento, Paolicchi spiega «di non avere alcun interesse personale a ricoprire alcun ruolo, io cerco solo di dare una mano ai piombinesi».
Di una trattativa del resto si parla da mesi, e certo non è da escludere che Rebrab possa cercare soci per realizzare un piano che per varie ragioni ha evidenti difficoltà a finanziare. Approcci e trattative dunque sono possibili, ma in azienda ribadiscono che mai nessuno ha compiuto due diligence, cioè approfondimento di dati e di informazioni sulla società, azione decisamente importante per chi intende assumerne il controllo, investendo centinaia di milioni.
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