Il Tirreno

Asiu confluisce in Rimateria, via alla seconda fase per la gestione dei rifiuti industriali

Guido Fiorini
L’impianto Rimateria per il riciclaggio dei rifiuti industriali (foto Paolo Barlettani)
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L’impianto Rimateria per il riciclaggio dei rifiuti industriali (foto Paolo Barlettani)

Il 29 agosto il bando per la cessione del 60% delle quote. Da settembre lavori alla discarica. Il caso Li53

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PIOMBINO. Asiu non esiste più, adesso per la gestione dei rifiuti c’è solo Rimateria, a parte i servizi di spazzamento e raccolta che sono confluiti in Sei Toscana. Asiu è adesso solo una scatola vuota, destinata ad esser messa in liquidazione.

Mercoledì 10 le assemblee di Asiu e Rimateria hanno approvato il passaggio delle quote di Asiu in Rimateria, che partirà dal 1° settembre, e venerdì 12 i due Cda hanno approvato il bando di gara per la vendita del 60% delle quote (in due blocchi da 30%), bando che sarà pubblicato il prossimo 29 agosto.

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Le quote.

Per capire meglio vanno scomodati un po' di numeri. Al momento Rimateria è composta per il 74,9% di quote Asiu e per il 25,1% di quote di Lucchini. Dopo la vendita del 60%, in due blocchi da 30%, le nuove quote saranno: 35,1% Asiu, 30% privato X, 30% 2° privato X e 4,9 Lucchini in As.

Quel 35,1% è nelle mani dei Comuni di Piombino, San Vincenzo e Campiglia, gli unici tre che, per il decreto Madia, possono detenere le quote, in quanto direttamente interessati: il primo perché ha i cumuli di rifiuti e gli impianti, gli altri due perché hanno le cave. Fra i tre Comuni ci sarà un patto di sindacato per la gestione della propria parte di società.

Operatività e controllo.

Le quote sono state ripartite in modo da dare alla società efficienza, ma con la supervisione pubblica. Il nuovo Cda di Rimateria avrà infatti cinque membri, tre espressione dei privati (i due vincitori del bando più Lucchini in As) e due del pubblico, che però avrà la presidenza.

La maggioranza ai privati nel Cda servirà a garantire la piena operatività senza vincoli. Al tempo stesso, però, il collegio dei sindaci, a cui è delegato il controllo, avrà due membri espressione del pubblico, di cui uno presidente, e uno espressione dei privati.

Un ulteriore vincolo riguarda alcune decisioni di grande importanza, quali il piano industriale e il budget: questi dovranno essere approvati in assemblea con il 70% delle quote. Un eventuale accordo fra i tre privati non sarebbe sufficiente.

Dal 1° settembre. Rimateria continuerà a fare tutto quanto faceva Asiu, seguendo i vari contratti in essere, compresa la stazione di trasferenza dei rifiuti urbani utilizzata da Sei Toscana. In più inizierà i lavori di riqualificazione della discarica, recentemente approvati dalla Regione.

Il pasticcio Li53. I cumuli di rifiuti velenosi e pericolosi nell’area Li53 (di fatto l’intero perimetro dello stabilimento), e quanto c’è sotto, sono al centro di una vicenda tanto ingarbugliata che potrebbe esser risolta solo con un’azione di buon senso. Ma che, invece, rischia di trascinarsi per anni, con dispendio di soldi e pochi risultati.

Asiu/Rimateria ha da tempo un decreto di urgenza del ministero dell’Ambiente come soggetto interessato alla messa in sicurezza operativa dell’area. La concessione per l’area è di Lucchini in As, socio di Rimateria.

Intanto la Regione, qualche settimana fa, ha individuato in Fintecna e Lucchini in As i soggetti responsabili dei cumuli di veleni nell’area e ha dato loro 120 giorni di tempo per fare il progetto per rimuoverli e mettere tutto in sicurezza. Lo faranno? Più probabile che vadano ad un ricorso e all’apertura di un lungo e dispendioso contenzioso.

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Però tutti i soggetti sono pubblici e pezzi dello Stato: lo è il ministero dell’Ambiente, lo è Fintecna, partecipata al 100% da Cassa depositi e prestiti, lo è Lucchini in As che fa capo al Mise. Lo sono anche gli altri due soggetti chiamati in causa: Regione e Demanio.

Quindi, chiunque alla fine operi, a pagare sarà sempre lo Stato. Ecco che la politica, se avesse una visione chiara e lungimirante, e consentiteci di dubitarne, potrebbe imporre a questi soggetti di sedersi attorno ad un tavolo e trovare una soluzione condivisa e di buon senso. È chiaro che proprio Rimateria può essere la soluzione al problema.

Sul perimetro ci sono circa 250-300 mila tonnellate di rifiuti, dei quali 80-90mila sono Paf (polveri da abbattimento fumi) che vanno smaltite in sicurezza, ma tutti gli altri sono riciclabili e trasformabili in misto cementato o agglomerati riciclati per riempimenti.

Il piano industriale.

«Sto lavorando - dice il presidente di Rimateria, Valerio Caramassi - per la messa a punto di un’offerta di servizi finalizzati alle esigenze del territorio. E il dimensionamento è comunque inferiore a quanto c’è, ma la prudenza, adesso, ci impone di fare così».

Certo è che Rimateria può produrre misto cementato e agglomerato per riempimenti dai cumuli esistenti, dalle demolizioni e, in futuro, dai flussi di produzione di Aferpi e dalla bonifica della centrale Enel. E l’Autorità portuale è interessata ai 32 ettari, a due passi dal mare, che furono sequestrati: possono essere destinati a logistica per il porto.

«Il nostro piano industriale avrà tre linee di business - spiega ancora Caramassi -. Il riciclo quando avremo adeguato la piattaforma, all’inizio del 2017. Poi Lo stoccaggio e la gestione dei rifiuti pericolosi che l’area produce: non possiamo né riciclarli, né smaltirli in loco, ma li manderemo fuori zona. Infine lo smaltimento in sicurezza di quelli che sono smaltibili in zona nei nuovi volumi (400mila metri cubi, ndr) che ci sono stati autorizzati dalla Regione. In quell’area ci sono 4 discariche da risanare, certo non lo faremo con materiale vergine, ma con rifiuti smaltibili: questo consentirà anche il risanamento finanziario dei conti di Asiu. Quando saremo operativi al 100%, oltre ad aver salvato 130 posti di lavoro, ne creeremo altri 50».

twitter - @guifiorini

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