Sicurezza
Rogo causato dal fuoco sfuggito di mano
Chiessi: la Forestale conferma l’origine colposa. E il bilancio si aggrava, sono andati in fumo quasi 40 ettari di terreno
CHIESSI. È stato un abbruciamento di residui vegetali, scappato di mano per il forte vento, ad aver generato l’incendio che domenica mattina ha tenuto con il fiato sospeso l’isola d’Elba per diverse ore.
A Chiessi un rogo ha bruciato la vegetazione ed è arrivato a pochissimi metri delle case, prima che un provvidenziale cambio di direzione del vento, unito al massiccio lavoro dei soccorritori e dei mezzi aerei (tre elicotteri dei vigili del fuoco e due Canadair) evitassero il disastro. Lunedì mattina la frazione marcianese si è svegliata con nell’aria l’odore acre del terreno bruciato.
Per tutta la notte i volontari delle associazioni di volontariato e della Protezione civile La Racchetta hanno presidiato l’area incendiata, ben più estesa rispetto alle prime stime della domenica.
L’incendio partito a pochi metri dalle case di Chiessi è infatti risalito sul monte e ha marciato pericolosamente verso il cimitero e poi verso Pomonte, prima che i vigili del fuoco riuscissero a estinguerlo definitivamente. In tutto sarebbero quasi 40 gli ettari di bassa vegetazione andati a fuoco. Il bilancio parla purtroppo anche di tre asini e due cani da caccia morti, dopo che le fiamme hanno attaccato un ricovero tra Chiessi e Pomonte. Solo ieri mattina l’acqua è stata riportata in tutta la frazione, dopo che le fiamme e il calore avevano danneggiato le tubazioni esterne. Non ancora risolti del tutto, invece, i problemi alle linee telefoniche e ad Internet.
Le fiamme hanno bruciato orti, vigneti e appezzamenti di terra, vari serbatoi d’acqua e manufatti situati a monte dell’abitato di Chiessi.
Un rogo colposo. In queste ore sono andate avanti senza sosta le indagini del Corpo Forestale, decisive per chiarire l’origine dell’incendio. L’ipotesi emersa nelle prime ore è stata confermata: il rogo non è stato appiccato in modo volontario, bensì è stato la conseguenza di un evento colposo. In particolare è stata un’opera di abbruciamento in un campo agricolo, poi scappata di mano per il forte vento proveniente da nord, ad aver innescato le fiamme. Un gesto che, seppur involontario, è molto grave, dal momento che accendere fuochi è vietato nel periodo estivo, in particolar modo in questa fase di altissimo rischio. Gli agenti della Forestale, assieme ai carabinieri, hanno raccolto varie testimonianze e stanno lavorando in queste ore per rintracciare i responsabili. Pare che l’attenzione si stia concentrando su due persone avanti con gli anni, che adesso rischiano di essere denunciate.
Focolai a Capoliveri. L’area interessata dall’incendio tra Chiessi e Pomonte è stata monitorata per tutta la giornata di ieri. La mattina uno degli elicotteri del servizio anti incendio dei vigili del fuoco ha scaricato altre tonnellate di acqua per mettere in sicurezza la zona. Ma è a Capoliveri, dove domenica mattina si è verificato un rogo doloso (i vigili del fuoco si sono trovati a gestire due emergenze simultanee) che ha bruciato circa due ettari di macchia mediterranea Punta Calamita, che nel primo pomeriggio è riscattato l’allarme. Alcuni focoloai si sono riaccesi pericolosamente, tanto che è servito l’intervento dell’elicottero che ha scaricato acqua e ha riportato rapidamente la situazione sotto controllo.
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