La protesta
Rebrab deve mettere di più, ma sosteniamo il progetto Aferpi
L'intervento del direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico all'incontro di Roma
PIOMBINO. Il Governo, insieme alla Regione, appoggia il progetto di Aferpi. Lo ha detto con chiarezza, nel suo intervento finale nell’incontro di giovedì 4 a Roma, il direttore generale del Mise, Giampiero Castano. Un appoggio che non era scontato e che sarà di supporto al piano finanziario che l’azienda deve presentare entro dicembre: un piano sul quale, in veste di advisor, sta lavorando Alessandro Profumo e che, per stare in piedi, avrà bisogno anche di un maggior impegno da parte di Issad Rebrab.
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Castano è partito dall’ultima relazione del commissario Piero Nardi: «Ha fatto un’operazione verità che certo non è contro Aferpi. E ha anche detto chiaro che, a questa soluzione, non c’era alternativa. La stessa Jindal, pur più esperta del settore, non dava garanzie per i bisogni del territorio. Certo adesso simo di fronte a una scommessa industriale che è unica in Europa: nessun altro sta realizzando un’acciaieria nuova. Sono convinto che ce la faremo, anche se si parla di 550 milioni per gli investimenti e 700 milioni di fabbisogno, quindi il piano finanziario resta il problema principale. Da questo punto di vista la scelta di Alessandro Profumo nel ruolo di advisor è importante. Non perché Azzi non abbia lavorato bene, anzi, ma perché il sistema bancario, di fronte a certe cifre, ha bisogno di garanzie maggiori».
E Castano ha detto, con parole chiare, che il Governo sostiene il progetto Aferpi: «Il Governo sostiene questo progetto. E lo fa con l’energia, con i certificati bianchi, con un supporto nel commercio estero, con tutto quanto è nelle nostre possibilità per uscire da una difficoltà vera. Certo Rebrab deve metterci il suo, ma nessuno gli chiede di arrivare a 700 milioni. Si era impegnato in un primo tempo per 100 milioni, siamo a 92, ma ci vorrà qualcosa in più e si è impegnato in questo senso. Al momento c’è un confronto serrata con le banche e devo dire che sono più ottimista di qualche settimana fa, anche al netto delle troppe polemiche che ho letto sui giornali. Capisco che una parte della siderurgia italiana non sia contenta che sosteniamo questo progetto, ma noi abbiamo scelto di stare da questa parte».
Certo i problemi ci sono. E non di poco conto. Ma sono problemi che non dovrebbero mettere in discussione il progetto complessivo. «Il primo problema, oggettivo, è il tempo. Il primo percorso ipotizzato non ha retto, quindi la tempistica andrà rivista, tenendo presente che dietro ci sono i lavoratori, quindi dovremo gestire l’occupazione. Ma, in questo senso, va detto che il progetto siderurgico, pur essendo il cuore di tutto, non è l’unico. Ci sono anche logistica e agroindustriale, pezzi che ci sono e che vanno a garanzia dei lavoratori. Accanto c’è la diversificazione, che passa in larga parte dal nuovo porto, quindi importanti sono le bonifiche e le demolizioni. Tutto questo, insieme, deve dare una prospettiva sicura all’occupazione».
Entro novembre, intanto, devono entrare in Aferpi i 741 lavoratori ora in cassa integrazione ex Lucchini. «La società Aferpi ha confermato la data di novembre - ha detto ancora Castano - e questo è decisivo perché Piero Nardi dovrà mettere l’azienda in liquidazione e questo preclude ulteriori ammortizzatori sociali. Sul tipo di ammortizzatori la proposta del Governo (poi accettata dai sindacati, ndr) è di vedersi all’inizio di settembre in una riunione ristretta con noi, il ministero del Lavoro, la Regione, i sindacati, Aferpi e Lucchini. Certo dipenderà anche dal livello della produzione, perché non bastano le attuali 40-45mila tonnellate. In questo senso andranno trovate anche nuove commesse. Nella seconda metà di settembre, invece, ci vedremo un’altra volta per affrontare una discussione seria che rimoduli il piano con le nuove tempistiche».
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