Proteste
Il fuoco minaccia le case
Due incendi simultanei a Calamita e Chiessi: l’isola rivive l’incubo delle fiamme
MARCIANA. Due incendi scoppiati quasi nello stesso istante. Una mezz’ora di panico, a Chiessi, dove il fuoco ha minacciato le case prima che il cambio di direzione del vento allontanasse, provvidenzialmente, il pericolo. E poi il lavoro incessante della macchina dei soccorsi che ha salvato ancora una volta l’isola da un disastro. Sono gli ingredienti di una domenica di fiamme e paura all’isola d’Elba.
Due incendi, praticamente in contemporanea, si sono verificati in altrettanti luoghi dell’isola. In particolare il rogo divampato nelle località di Chiessi e Pomonte, nel versante occidentale dell’isola, è stato preoccupante, vista la posizione ravvicinata di alcune case al punto da dove sono partite le fiamme. Nella tarda mattinata, grazie all’imponente dispiegamento di forze del servizio antincendio, coordinato dalla Forestale e dai vigili del fuoco del distaccamento di Portoferraio, la situazione è tornata sotto controllo.
Calamita in fiamme. Il primo rogo è divampato intorno alle 9,30 in un tratto boschivo nella zona di Punta Calamita, nel capoliverese.
Sul posto sono intervenute le squadre dell'antincendio boschivo della struttura regionale, coordinate dal Corpo Forestale. All’opera anche i volontari delle associazioni e il personale dell'ex Unione dei Comuni. I vigili del fuoco del distaccamento di Portoferraio sono intervenuti in zona, ma dopo poco sono stati dirottati sul rogo di Chiessi (nel versante opposto dell'isola), dove il fuoco ha minacciato alcune case. Per limitare il raggio d’azione dell’incendio due elicotteri dei vigili del fuoco, quello di base a Marina di Campo e quello di Livorno. Solo intorno a mezzogiorno il fuoco è stato spento e sono partite le operazioni di bonifica dei circa due ettari di vegetazione, compresa all'interno del Parco e bruciata dalle fiamme. La bonifica è avanti per alcune ore. Sono in corso le indagini della Forestale per capire l’origine dell'incendio che con molta probabilità è dolosa.
Chiessi: minacciate le case.
Un secondo rogo, più pericoloso, si è sviluppato intorno alle 10 in località Chiessi, nel versante occidentale dell’isola. Sono intervenuti i vigili del fuoco, che proprio in quel momento erano impegnati nella zona di Calamita (nel versante opposto dell'isola). Per una buona mezz’ora però la situazione è stata pericolosa e caotica, dal momento che le fiamme sono partite a pochi metri dalle case e hanno minacciato di attaccare l'abitato della frazione elbana, con i pompieri che hanno impiegato tempo per arrivare da Capoliveri. Poi, per fortuna, il cambio di direzione del vento ha aiutato le operazioni di spegnimento, con il rogo che è risalito procedendo più a monte, verso la zona di Pomonte e bruciando qualcosa come 15 ettari di bassa vegetazione e macchia. Il fuoco ha oltrepassato la strada provinciale, che è stata chiusa per circa tre ore. Un altro momento di forte preoccupazione si è vissuto intorno alle 12, quando le fiamme si sono avvicinate a Pomonte, arrivando a circa 400 metri dalle case. Alte colonne di fumo, visibili anche da Piombino, si sono sollevate dal versante occidentale dell’isola. In questo caso è stata provvidenziale l’azione dei mezzi aerei che intorno alle 13-13,30 hanno riportato la situazione sotto controllo. La macchina dei soccorsi è stata massiccia: hanno sorvolato Chiessi e Pomonte tre elicotteri antincendio boschivo dei vigili del fuoco (da Pistoia, Arezzo e Grosseto) e due Canadair della flotta nazionale hanno scaricato una grande quantità d’acqua anche nelle zone impossibili da raggiungere a piedi dai vigili del fuoco, dalla Forestale e dalla Protezione civile La Racchetta. Centinaia di residenti e turisti hanno seguito con ansia le operazioni di spegnimento, affidandosi ai lanci dei mezzi aerei. La sindaca Bulgaresi ha partecipato ai soccorsi per tutta la giornata. Nel primo pomeriggio è partita la bonifica: l’area bruciata è stata presidiata tutta la notte dai volontari. Spetterà invece alla Forestale capire le cause dell'incendio che molto probabilmente potrebbero essere di natura colposa. Non è escluso, infatti, che le fiamme possano essere partite da un fuoco non gestito (e peraltro vietato in questo periodo di massimo rischio) in un orto. Negligenza e imperizia, quindi, alla base dell’incendio e non dolo come nel caso di Capoliveri.
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