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«Eventi non casuali, ora basta»

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Legambiente sui fatti dell’Elba e della Maremma: sotto la cenere c’è il dolo

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MARCIANA. «Davanti agli ennesimi incendi che hanno colpito la Maremma e il territorio del Parco nazionale dell'Arcipelago toscano all’Isola d’Elba, ci risulta sempre più difficile credere alla casualità o al destino cinico e baro». È questo il giudizio di Legambiente, preoccupata per quanto sta accadendo sull’isola e nel resto della Toscana.

La Forestale sta indagando in queste ore per chiarire le cause dei due incendi che hanno creato apprensione sull’isola. E se a Chiessi il rogo sembra essere scaturito da un fuoco (vietato) appiccato e poi scappato di mano, nel capoliverese pare molto probabile la matrice dolosa. Il fuoco che ha bruciato due ettari di vegetazione a Punta Calamita, all’interno del Parco, è stato appiccato volontariamente.

«Un plauso sincero alle forze dell'ordine per il loro lavoro encomiabile – dice Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – dai vigili del fuoco a Corpo forestale dello Stato e alla protezione civile che ogni giorno si stanno impegnando per arginare questo enorme problema. Le fiamme che stanno colpendo la Maremma e l'Elba restano una terribile piaga del nostro paese perché distruggono habitat e paesaggi, possono mettere in crisi l'esistenza di tante economie locali che hanno scommesso sul turismo, accrescono il rischio idrogeologico. La dinamica è sempre la stessa: si appicca il fuoco in diversi punti del territorio, le fiamme divampano in contemporanea disorientando chi deve intervenire: vigili del fuoco, Corpo forestale dello Stato, e volontari. Sotto l'odore acre degli alberi incendiati, c'è un pericoloso segnale di rifiuto di legalità».

«Quello che sta accadendo in queste ore – conclude Legambiente – dimostra che non bisogna abbassare la guardia e che occorre lottare senza paura contro i piromani utilizzando tutti gli strumenti necessari. La lotta a questi veri e propri delitti ambientali non può prescindere dalla sensibilizzazione dei cittadini e delle comunità, anche per rompere quel muro di omertà che a volte circonda gli incendiari».

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