Sicurezza
Ugl: «Stessi ammortizzatori per l’indotto»
PIOMBINO. «Ricollocazione di tutti i lavoratori e rispetto degli accordi sono punti fermi: siamo pronti ad avviare tutte le riflessioni necessarie a far partire al più presto il progetto per il sito,...
PIOMBINO. «Ricollocazione di tutti i lavoratori e rispetto degli accordi sono punti fermi: siamo pronti ad avviare tutte le riflessioni necessarie a far partire al più presto il progetto per il sito, purché Aferpi sia trasparente e tempestiva nell’informare i lavoratori e i loro rappresentanti». Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici con delega alla Siderurgia, Daniele Francescangeli, dopo l’incontro di giovedì al Mise.
«Per l’indotto - aggiunge Sabrina Nigro, coordinatrice regionale del terziario, - fino ad oggi, nessun tipo di trattativa e/o accordo preciso è stato possibile per l’indotto presente da un trentennio. E’ doveroso che a settembre, quando si terrà il tavolo sugli ammortizzatori, si parli anche di questo. E’ legittimo chiedere garanzie. E’ altrettanto legittimo, che lo stesso diritto sia dato ai lavoratori delle ditte, alcune non metalmeccaniche, che non hanno le stesse coperture. Ad oggi in molti sono quasi alla fine degli ammortizzatori, altri sono in cig fino a giugno 2017 e dopo?»
Per i rappresentanti Ugl occorre chiarezza sul progetto, sulle potenzialità e sulla durata. «Il settore siderurgico non deve morire nè essere accantonato ma è opportuno progettare una economia diversificata. Gli ammortizzatori sociali non potranno essere estesi all'infinito. Le persone hanno necessità di sentirsi parte di un sistema economico, non di sopravvivere grazie alla cassa integrazione».
Nigro ritiene che nel recente convegno a Piombino, "Acciaio 2030" il quadro presentato da esperti sia stato chiaro: «Basta leggere la prefazione del testo e troviamo molti spunti e affermazioni che fanno riflettere: ..."le acciaierie integrate di Ilva Taranto e Piombino si trovano all'interno di un andamento calante con un futuro incerto. Ciò obbliga l'Italia ad importare gran parte dell'acciaio di qualità e a sostenere il costo sociale di una dismissione progressiva, forse totale, a meno di un intervento con una visione adeguata ". E ancora "le acciaierie elettriche , per lo più competitive tecnologicamente, sono spesso in difficoltà per il costo elevato del rottame e la scarsa reperibilità di questa materia prima”. Una frase riassume la situazione: "rimodellarci da industria pesante a industria pensante"».
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