Attenzione
«Per Aferpi non c’è un piano B»
Il presidente Rossi conferma fiducia in Rebrab mentre Azzi ricorda le condizioni per la solidarietà
di Samuele Bartolini
PIOMBINO
. «I ritardi ci sono, le difficoltà pure, ma nessuno si metta in testa che stiamo pensando a un piano B. L'uscita di Rebrab dal piano di rinascita industriale di Piombino non è contemplata. Aferpi ha presentato il progetto per avere i soldi dei certificati bianchi e da parte nostra abbiamo un'istruttoria aperta per altri finanziamenti europei legati all'impatto ambientale. Inoltre ci sono garanzie sul costo dell'energia. E poi Rebrab che motivo avrebbe di sfilarsi ora che ha messo 92 milioni sulle acciaierie»?. Per il presidente della Regione Enrico Rossi le fibrillazioni dell'ultimo consiglio regionale stanno a zero. Il lavoro per risollevare le acciaierie ex Lucchini dal “buco nero” si muove su tre binari: Regione, Aferpi, governo. Certo. Le richieste di chiarezza che arrivano da parte di Sì Toscana a Sinistra e di alcuni consiglieri del Pd, tra cui il capogruppo Marras e Anselmi, sono più che legittime, ma il presidente Rossi ci tiene a fugare ogni dubbio sulla credibilità dell'imprenditore algerino. E' vero che l'incontro al Mise ha rimandato a settembre i nodi da sciogliere: basta cassa integrazione, sì ai contratti di solidarietà; numeri certi sui finanziamenti sia sul circolante sia sul progetto complessivo; chiarimento sul rapporto tra slittamento del cronoprogramma ed esaurimento degli ammortizzatori sociali che scadono a giugno 2019. Ma è lo stesso amministratore delegato di Aferpi Fausto Azzi a fare un passo avanti rispetto all'incontro di Roma: «Se ci sarà lo sblocco dei fidi da parte delle banche e se si passerà ad un aumento dei volumi da lavorare che superi anche di poco le 40mila tonnellate, non credo ci siano problemi a pensare ai contratti di solidarietà per i rimanenti 1.080 lavoratori a novembre». Una promessa da mantenere. Una dichiarazione di impegno che Azzi rilascia al Tirreno con un paio di condizionali pesanti come un macigno: sblocco dei fidi e volumi sopra le 40mila tonnellate. Peccato però che lo spazio di manovra delle linee di credito sia ancora tutto da verificare. In ballo ci sono tre istituti: Montepaschi (che sta cercando proprio ora di risollevarsi da un passato gestionale disastroso), Unicredit (che è la seconda banca per importanza in Italia dopo Intesa Sanpaolo) e Banco Popolare (che con la fusione con Bpm è diventato il terzo polo bancario italiano). Ma l'amministratore delegato di Aferpi descrive un percorso che punta tutto sulla credibilità internazionale di Rebrab proprio di fronte ai rubinetti spesso chiusi delle banche. «Per i tempi di strutturazione dei mutui dovremo aspettare l'istruttoria che sarà sviluppata tra settembre e novembre, ma vorrei rassicurare che è lo stesso presidente di Mps Profumo (ora in uscita, ndr) ad aver ritenuto 'bancabili' i 350 milioni per l'acquisto dell'acciaio e per mandare avanti l'attività ordinaria degli impianti». Un'altra promessa. Un'altra speranza per Piombino. Mentre a Palazzo Panciatichi le preoccupazioni non si placano e c'è chi come Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana a Sinistra continuano a non fidarsi dell'imprenditore algerino. Rilanciano il deteriorarsi dei rapporti di Rebrab con il governo del suo paese a cui sarebbero legati i finanziamenti e vorrebbero fare un consiglio regionale straordinario proprio a Piombino, nel cuore della crisi, a settembre. Proprio quando i nodi con la Regione e il governo dovrebbero essere sciolti. O almeno si augurano così tutti quanti.
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