Il Tirreno

Quelli che scommettono sulla Val di Cornia

di Claudia Guarino
Quelli che scommettono sulla Val di Cornia

Se in molti partono per cercar fortuna, c’è anche chi resta e chi arriva Lievi aumenti di imprese a Piombino, leggera flessione a Suvereto (dati 2015)

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PIOMBINO. Qualcuno parte, lascia la Val di Cornia per cercare fortuna all’estero. Ma qualcun altro rimane e, sfruttando ciò che offre il territorio, impiega la sua professionalità per fare impresa. C’è chi utilizza la nostra terra e il nostro mare per affermarsi nella zona e, così facendo, crea valore aggiunto, anche in termini di economia e turismo. Qualcuno, addirittura, pur venendo da fuori, sceglie la Val di Cornia come bacino di investimenti e lavoro.

Secondo le statistiche della Regione Toscana, su elaborazione dati Infocamere, al 31 dicembre 2015 nei comuni della Val di Cornia erano presenti circa 5.600 imprese registrate. Circa 5.000 risultavano attive. Così, dopo aver fotografato il fenomeno dell’emigrazione, Il Tirreno ha deciso di raccontare alcune storie di persone che, invece, hanno puntato sulla Val di Cornia per fare impresa.

Come Deborah, chef appartenente ai giovani ristoratori d’Europa che ha scelto San Vincenzo per il suo lavoro.

O come Valentina, psicologa e imprenditrice agricola lombarda che svolge una delle sue attività a San Vincenzo e l’altra a Suvereto.

C’è quindi chi, nonostante il periodo di crisi che ha colpito duramente anche le nostre zone, investe in Val di Cornia. Delle 5.040 imprese attive sul territorio nel 2015, 1.292 si trovano a Campiglia, 733 a San Vincenzo, 427 a Suvereto e 2.588 a Piombino.

In più ci sono da considerare le circa 6.500 unità locali totali, anche queste in attività.

Facciamo chiarezza. Per impresa si intende “l’attività economica svolta da un soggetto che la esercita al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi”. Rientrano quindi in questa definizione, ad esempio, le attività operanti negli ambiti di manifattura, commercio, estrazioni e agricoltura. L’unità locale riguarda invece, nello specifico, l’impianto di un’impresa che è situato in un luogo diverso rispetto a quello della sede principale. Per cui “l’impresa plurilocalizzata è un’impresa che svolge le proprie attività in più luoghi, ciascuno dei quali costituisce un’unità locale”.

Prestando attenzione unicamente al numero delle imprese attive nei vari comuni del territorio, si può dire che il loro numero sia rimasto, più o meno, costante dal 2013 al 2015. Quelle di Piombino, ad esempio, sono leggermente aumentate, la città ne aveva 2.551 nel 2013, 2.561 nel 2014, per poi arrivare alle 2.588 del 2015.

Le imprese attive a Suvereto invece hanno subito una leggera flessione in negativo. Se nel 2013 erano 441, nel 2014 sono calate di tre unità, e nel 2015 hanno toccato quota 427.

C’è da considerare che, nella provincia, Piombino è il terzo comune per numero di imprese attive, dopo Livorno e Cecina. Per quanto riguarda invece le unità locali, a Piombino nel 2015 ne risultavano 3.350, a Campiglia 1.634, a San Vincenzo 977 e a Suvereto 493.

Ma, appunto, al di là dei numeri ci sono le storie. Ci sono i racconti di chi ha costruito qualcosa in Val di Cornia. Che sia un posto da chef conquistato dopo una lunga gavetta, l’apertura di uno studio di psicologia o l’avvio di un’impresa agricola. Ed è proprio su quest’ultimo tema che si incentrerà la prossima tappa del nostro viaggio attraverso le storie di chi parte e chi rimane. Per dare voce al territorio attraverso le storie di chi lo vive.

(2 - continua)

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