Lutto
Acciaio: giusta la speranza, ma pensiamo anche ad un "piano B"
IL COMMENTO - Il mercato globale è complesso e le aziende del settore sono tutte in crisi
PIOMBINO. La speranza di tutti è che quanto prima a Piombino si torni a produrre acciaio.
Le conseguenze sociali di un fallimento del piano Cevital sarebbero pesantissime, perché centinaia di famiglie vanno avanti a fatica con gli ammortizzatori sociali, destinati a finire con il tempo, e lavoretti a nero.
Quindi accogliamo con grande favore le rassicurazioni giunte dal governatore Enrico Rossi che, lunedì 1 a Roma, ha incontrato il viceministro allo sviluppo economico e, soprattutto, Issad Rebrab.
Ma qualche dubbio, con il passare dei mesi, ci sta venendo.
E, forse, il “remar contro” di certa imprenditoria del nord, in testa il presidente di Federacciai Gozzi, è sì una difesa del proprio orticello, ma in parte è anche un’analisi di un mercato globale che tutto consiglia meno che di imbarcarsi in nuove avventure di produzione di acciaio.
Al momento la Cina produce acciaio alla metà del costo di produzione europeo. Taranto sta perdendo, ogni mese, decine di milioni di euro. Aferpi vende le rotaie a 0,6 euro al chilo e sul mercato si trovano a 0,3. Certo qualche commessa è arrivata, ma le 38mila tonnellate di Rfi valgono 2-3 mesi di lavoro.
In Europa sono più le aziende in sofferenza che quelle che producono utili, tanto che, di recente, a Bruxelles hanno manifestato i proprietari delle acciaierie, non gli operai.
Le uniche realtà che galleggiano sono quelle che producono acciai particolari, di nicchia, come alcune a Terni. Tutte le altre soffrono.
E adesso è più chiaro perché, due anni fa, dei profondi conoscitori del mercato globale dell’acciaio, come gli indiani di Jindal, fecero un’offerta limitata ai soli laminatoi e a circa 700 addetti. E chissà se, adesso, sarebbero pronti a farla di nuovo.
Quindi i dubbi ci sono. Anche se siamo i primi a sperare che Rebrab risolva i suoi problemi in Algeria, metta altri soldi nel progetto e che, di conseguenza, le banche credano nel piano e finanzino l’acquisto del forno. Il punto di non ritorno è a novembre: non sarebbe male arrivarci almeno con un’ipotesi di piano B, da tirar fuori dal cassetto nel caso ce ne fosse bisogno.
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