Il Tirreno

120 giorni per presentare un progetto per la bonifica delle discariche abusive

Guido Fiorini
La discarica Li53, nella foto uno dei tanti cumuli di veleni
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La discarica Li53, nella foto uno dei tanti cumuli di veleni

Cumuli di veleni: la Regione intima a Lucchini e Fintecna di trovare una soluzione in 4 mesi

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PIOMBINO. Fintecna e Lucchini hanno 120 giorni di tempo per presentare un progetto per gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica del sito Li53, che si trova nell’area dell’ex fabbrica, vicino alla discarica di Asiu.

Lo ha deciso la Regione con un decreto del dirigente del settore bonifiche, Andrea Rafanelli. Con il decreto la Regione respinge “in toto” le osservazioni delle due società, privata la Lucchini, pubblica la Fintecna, che contestavano il decreto dello stesso dirigente del 24 giugno con le quali venivano identificate come responsabili dell’accumulo di veleni e scorie di lavorazione. Per capire meglio occorre fare un passo indietro.

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Sugli ottocento ettari dell’ex fabbrica ci sono numerose discariche: una di queste, chiamata Li53, è abusiva.

Un’altra, su circa 36 ettari, fu sequestrata anni fa dalla Guardia di Finanza. Ma tutta l’area è disseminata di veleni accumulati sul terreno, sotterrati o stoccati dentro qualche edificio: solo in un’area della vecchia cokeria ci sono circa 8000 tonnellate di amianto.

Una vera e propria bomba ecologica che, da anni, inquina l’aria e l’acqua della falda. Il Ministero ha quindi deciso, sito per sito, di individuare le responsabilità, almeno per rivalersi in sede di richiesta di danni. Per il sito Li53, montagne di polvere nera proveniente dalla lavorazione dell’acciaio, l’incarico è stato dato alla Regione che, lo scorso 24 giugno, ha pubblicato il decreto che indica, appunto, in Lucchini e Fintecna le società “colpevoli”.

I veleni delle acciaierie. Questa una sintesi della relazione: «1) le fonti principali di contaminazione del sito sono la lavorazione nel tempo presso la cokeria (trasformazione del carbone in coke) e la realizzazione dei riporti per l'imbonimento dell'area;

2) l'attività di cokeria è stata svolta in modo continuativo da tutte le società che si sono succedute nella gestione dello stabilimento siderurgico (in ultimo Lucchini Spa in amministrazione straordinaria);

3) gli imbonimenti furono realizzati durante il periodo di gestione Ilva, Iri - Finsider, Italsider e poi Acciaierie Piombino;

4) la contaminazione in atto è pertanto correlabile allo svolgimento di attività (cokeria e imbonimento) connesse alla gestione dell'impianto siderurgico e quindi imputabile a tutte le società che sono succedute, senza soluzione di continuità, in tale gestione;

5) Ilva, ultima azienda pubblica a gestire lo stabilimento siderurgico di Piombino, è stata incorporata in Iritecna, che a sua volta è stata successivamente incorporata in Fintecna, in cui, nel 2002, è confluita, sempre per incorporazione, anche l'Iri;

6) Fintecna Spa è l'ultima società subentrata, per effetto dei consecutivi passaggi societari, nei rapporti giuridici afferenti alle società pubbliche che hanno svolto le attività all'origine della contaminazione, e quindi l'ultima società pubblica subentrata nei relativi obblighi di risanamento ambientale;

7) Lucchini Spa in amministrazione straordinaria, è l'ultima società privata che ha gestito il sito e che ha continuato a svolgere l'attività siderurgica all'origine della contaminazione;

8) la presenza di cumuli di materiale di scarto siderurgico presenti sul sito LI-053a stabilimento Lucchini e stoccati nella macro area nord, in area demaniale, la cui caratterizzazione deve essere definita, è estranea al procedimento di individuazione del responsabile della contaminazione del sito medesimo, che invece riguarda la bonifica dell'area dai contaminanti presenti, derivanti dall'attività siderurgica svolta dalle varie società che si sono succedute nella gestione dello stabilimento e in ultimo dalla Lucchini Spa».

Suolo e falda contaminati.

Quindi la relazione ha appurato

1) l’esistenza di una contaminazione in atto per il superamento nel suolo e nella falda delle Concentrazioni soglia di contaminazione per alcuni parametri, quali, in particolare: Cromo Totale, Vanadio, Idrocarburi C12, Arsenico, Zinco, Selenio, Antimonio e Cadmio nonché IPA e Benzene;

2) la correlazione de superamenti all’imbonimento di vaste porzioni del sito, mediante l’utilizzo di materiali di scarto del ciclo produttivo (per quanto riguarda la presenza in concentrazioni superiori ai limiti tabellari di Cromo Totale, Vanadio, Idrocarburi C12, Arsenico, Zinco, Selenio, Antimonio e Cadmio) nonché all’attività di trasformazione del carbone in coke presso la cokeria (per quanto riguarda la presenza in concentrazioni superiori ai limiti tabellari di IPA e Benzene), svolta in modo continuativo a partire dalla messa in esercizio di tale impianto fino ad oggi;

3) che conseguentemente le fonti principali di contaminazione del sito risultano derivare dall’attività siderurgica, attività svolta continuativamente dalle varie società che si sono succedute nella gestione dello stabilimento Lucchini;

4) la presenza di cumuli di materiale di scarto siderurgico, stoccati in assenza di misure finalizzate alla protezione del suolo, sottosuolo e acque sotterranee.

L’opposizione. Al decreto di giugno, con note del 18 luglio, Fintecna e Lucchini si sono opposte con alcune osservazioni. La Regione ci ha messo una decina di giorni a rispedirle al mittente. La responsabilità della discarica Li53 è loro e ora ci sono 120 giorni di tempo perché presentino un progetto per la bonifica e messa in sicurezza. L’impressione è che non lo faranno e che, alla fine, dovrà pensarci lo Stato. Ma l’individuazione delle responsabilità servirà a chiedere i danni. @guifiorini

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