Il Tirreno

Un collo di bottiglia che danneggia la città

Guido Fiorini
La 398 bloccata a Fiorentina nell'ottobre scorso
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La 398 bloccata a Fiorentina nell'ottobre scorso

IL COMMENTO - Il nuovo porto aumenterà il traffico, senza la nuova 398 Piombino sarà stretta nella morsa delle auto

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PIOMBINO. A Piombino si arriva e si torna indietro. Altra strada non c’è: questo è sempre stato il grande limite di questo splendido promontorio affacciato sull’Elba.

Perché quell’unica strada è larga e scorrevole da Venturina fino a Fiorentina, e anche questo tratto ha appena una ventina di anni, ma è una strada urbana, stretta e con numerosi attraversamenti, da Fiorentina al centro e al porto.

La via di accesso a Piombino è da sempre così: a destra la collina, a sinistra il lungo muro della fabbrica, oltre al quale, fino a due anni fa, si vedevano fumo nero e lampi arancioni.

Basta che arrivino tre-quattro traghetti insieme e la strada urbana si intasa, trasformandosi in un lungo serpentone di lamiere, colme di turisti accaldati e stanchi e di bambini urlanti. Insieme alle auto ci sono i camion che portano le rinfuse, i tir che trasportano il materiale per il porto, presto arriveranno gli autobus dei crocieristi. Un collo di bottiglia che Piombino non può più sopportare.

Nell’ottobre scorso l’alluvione spaccò l’asfalto a Fiorentina e per ore il promontorio divenne isola: impossibile raggiungerlo, impossibile lasciarlo. In decine di anni nessuno, nonostante fiumi di parole, è riuscito a far niente per risolvere il problema.

Nell’archivio del nostro giornale le prime foto relative ai progetti per la nuova 398 sono ancora in bianco e nero.

Doveva farla la Sat, l’aveva inserita nel progetto della Tirrenica, insieme ai soliti proclami dei polici. Poi è naufragato tutto: adesso non è sicura neppure l’autostrada. Il nuovo porto con i traffici che metterà in moto, però, pare stia convincendo Roma e Firenze, perché Governo e Regione devono mettere i soldi, che Piombino non può non avere una viabilità alternativa. Ora il progetto, almeno del primo lotto, è nelle mani di Anas e del viceministro Riccardo Nencini: servono 50 milioni.

Le uniche cose che non servono più sono altre parole a vuoto.

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