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Ex Lucchini: la Cassazione mette al sicuro i tfr, ma i pagamenti slittano a fine anno
Accolto il ricorso del ministero, ma regge l'impianto della sentenza del tribunale di Livorno che negò il maxi risarcimento da 455 milioni. E resta l'incertezza su quando saranno pagati gli oltre lavoratori
PIOMBINO. Gli oltre duemila lavoratori dell’ex Lucchini e della Lucchini servizi dovranno attendere ancora, almeno fino alla fine del 2016 o all’inizio del 2017, per vedersi erogare il trattamento di fine rapporto, una cifra che vale complessivamente 38 milioni di euro. Pagamenti che - è importante - la Cassazione ha di fatto messo al sicuro, confermando l’impianto principale della sentenza del Tribunale di Livorno che negò al ministero dell’Ambiente il maxi risarcimento da parte dell'ex Lucchini per danni ambientali.
La Corte di Cassazione si è infatti pronunciata sulla vicenda del danno ambientale della Lucchini, società attualmente in amministrazione straordinaria, alla quale il ministero dell’Ambiente e l’Autorità portuale di Trieste hanno chiesto quasi 445milioni di euro di risarcimento, congelando di fatto l’erogazione del tfr a favore dei lavoratori fino alla sentenza definitiva della Cassazione.
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La sentenza, attesa con il fiato sospeso dai lavoratori, da anni alle prese con gli ammortizzatori sociali, è stata depositata il 20 luglio scorso dalla Cassazione e, diversamente dai primi due gradi di giudizio, accoglie almeno parzialmente il ricorso presentato il 7 giugno del 2013 dal Ministero dell’Ambiente, la cui richiesta di ammissione al passivo della Lucchini per l’inquinamento dei siti di interesse nazionale di Piombino e Trieste era stata negata dal tribunale di Livorno, prima con una sentenza del 20 gennaio 2014, quindi con un nuovo pronunciamento del 15 aprile del 2015.
I lavoratori e i sindacati attendevano la conferma dei primi due gradi di giudizio - per lo sblocco del tfr - e invece con la sentenza, emessa in seguito all’udienza del 14 giugno scorso, la Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, ritenendo fondati 4 motivi su 8, annullando il decreto del 15 aprile del 2015 e rinviando il tutto al Tribunale di Livorno, in diversa composizione, che dovrà pronunciarsi di nuovo sulla vicenda e decidere, scenario a questo punto probabile, se includere il ministero dell'Ambiente nella fila dei creditori della società in amministrazione straordinaria.
Pagamenti al sicuro. Era il giugno del 2013, quando il Ministero dell’Ambiente - all’epoca il ministro era Corrado Clini - si mosse per chiedere il maxi risarcimento (445 milioni) per i danni ambientali nei Sin di Piombino e Trieste. Ci sono voluti tre anni per il pronunciamento della Cassazione che, di fatto, cassa il decreto del tribunale di Livorno solo «limitatamente alla richiesta di ammissione al passivo del credito di rimborso delle spese già erogate per messa in sicurezza e ripristino». Stiamo parlando, dunque, di qualcosa come 4,2 milioni di euro che tornano in ballo, dal momento che i giudici nel merito «non hanno menzionato una relazione dell’Ispra e hanno omesso di ammettere una Ctu, che avrebbe potuto accertare anche a quando risaliva l’inquinamento e in che misura». Allo stesso tempo, però, la sentenza della Cassazione non muta quanto espresso dal tribunale di Livorno in merito al grosso del risarcimento del danno ambientale richiesto dal Ministero, ovvero oltre 439.374.363 euro: una cifra che, se rimessa in discussione, avrebbe messo a rischio il patrimonio dell’azienda in amministrazione straordinaria e di conseguenza il tfr dei lavoratori.
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Per questo, a poche ore dal deposito della sentenza della Cassazione, i sindacati giudicano questo punto positivamente. «Stiamo approfondendo i contenuti della sentenza – ha commentato il segretario provinciale di Fiom, Luciano Gabrielli – il pronunciamento della Cassazione va interpretato in modo positivo, dal momento che non andrà a incidere sul pagamento del trattamento di fine rapporto a favore dei lavoratori. Ora c’è da capire meglio quali saranno i tempi, ma entro fine anno il tfr dovrebbe essere pagato».
Tempi più lunghi. Il rinvio al Tribunale di Livorno, tuttavia, allontana di qualche mese la sentenza definitiva, attesa dai sindacati e dai lavoratori per vedere erogato in tempi rapidi il trattamento di fine rapporto. In queste ore, infatti, si cercherà di capire se il commissario straordinario Piero Nardi potrà pagare i lavoratori prima del nuovo pronunciamento del Tribunale di Livorno o se, al contrario, si dovrà attendere la nuova sentenza. L’orizzonte temporale dovrebbe, secondo quanto apprendiamo dai sindacati, allungarsi almeno fino alla fine dell’anno. In realtà i sindacati, sino ad alcuni mesi fa, contavano di veder erogato intorno a settembre il tfr, necessario a dare una boccata di ossigeno ai lavoratori del comparto siderurgico.
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