Attenzione
Rom, Barbetti è sicuro «Ordinanze corrette»
Il sindaco di Capoliveri e la Lega con Ferrari: la sostanza è quella che conta Ma l’atto di Portoferraio rischia di essere impugnato di fronte al Tar
PORTOFERRAIO. Convinto della correttezza delle ordinanze. È così che si sente Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri, alla luce dalla richiesta da parte del prefetto di Livorno e rivolta al sindaco di Portoferraio, di revocare l’ordinanza di sgombero a carico delle due famiglie rom che si erano insediate nella zona portuale. «Capisco che le ordinanze dei Comuni elbani, sia di destra che di sinistra, possano avere anche un risvolto politico nazionale in una regione dove il candidato a governatore un anno fa si fece fotografare con una famiglia rom prima delle elezioni – attacca Barbetti – e produrre un effetto domino su tante amministrazioni comunali in Italia, ma confermo che sono estremamente convinto della correttezza giuridica e amministrativa degli atti sottoscritti da noi sindaci. E se anche formalmente fossero non completamente perfetti, lo sono sicuramente nella sostanza».
L’onda lunga della polemica sull’allontanamento delle famiglie rom non si è placata in queste ore. Anche la Lega Nord, tramite, i consiglieri regionali Roberto Salvini e Manuel Vescovi, si schierano con i sindaci dell’isola. «A prescindere dalle formalità burocratiche che, spesso, sono più un ostacolo che un vantaggio – affermano –riteniamo che la decisione del sindaco di Portoferraio di sgomberare dal territorio un nutrito gruppo di rom, sia un atto condivisibile se, come immaginiamo, queste persone non abbiano tenuto, nel tempo, un comportamento irreprensibile».
Gli scenari. La presa di posizione di Ferrari, che non intende andare incontro alla richiesta di revoca dell’ordinanza della prefettura, crea le premesse per un conflitto istituzionale. Conflitto che, tuttavia, non comporterebbe delle conseguenze immediate, visto che l’ordinanza di sgombero ha già sortito i suoi effetti (l’insediamento in viale Zambelli è già stato rimosso).
Sono due gli scenari che, tuttavia, potrebbero crearsi: il primo consiste nella possibilità di un ricorso presso il Tar entro 60 giorni da parte dei soggetti interessati (alla stregua di quanto accaduto con l’ordinanza sui cinghiali, con l’intervento dell’associazione vittime della caccia) per l’annullamento dell’ordinanza emessa sulla base dell’articolo 50 del Tuel. Il secondo scenario, più difficile, consisterebbe nella revoca “forzata” dell’ordinanza da parte della Prefettura, che - addirittura - potrebbe revocare al sindaco le deleghe delle funzioni “statali”. Difficile, se non impossibile, che possa accadere, basti pensare che sull’isola un fatto analogo è accaduto solo nel 1988, quando l’allora sindaco di Porto Azzurro Papi, durante la rivolta del carcere, si fece promotore del “partito dell’elicottero”, opponendosi alla linea della fermezza degli esponent i dello Stato.
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