Gioco
«Io, invalido, cacciato dal mio posto di lavoro»
Dipendente Smepp contesta le mansioni non compatibili con le sue condizioni L’azienda lo sanziona due volte e lo allontana, lui ricorre al giudice e la denuncia
PIOMBINO. Un’invalidità civile, una professionale. Una capacità lavorativa ridotta di due terzi. Un quadro clinico delicato, tra interventi chirurgici subiti al cuore e alle articolazioni. Insomma, una condizione fisica non ideale per svolgere certe mansioni, tipo salire e scendere lungo scalette ripidissime a pioli e arrampicarsi su rotoli di acciaio.
Marco Mennini (54 anni, autista-carrellista della Smepp, la compartecipata Arcelor Mittal-Compagnia portuali), lo ha fatto presente più volte. Ha protestato, ha chiesto per quale motivo non gli venissero più assegnate mansioni compatibili con il suo stato attuale. A lui no, ad altri colleghi sani sì. Ma ha ottenuto solo ordini scritti, un paio di lettere di richiamo ed è stato persino cacciato dal posto di lavoro. Per questo ha presentato un ricorso al giudice e ha pure denunciato l’azienda sotto il profilo penale.
Gravi invalidità. Nel ricorso, il suo avvocato Sabrina Pollini scrive che Mennini è affetto «da tutta una serie di patologie gravemente invalidanti e regolarmente certificate che ne compromettono grandemente la capacità lavorativa: invalidità civile al 50% per cardiopatia ischemica trattata con angioplastica e stent nel 2011, spondilo artrosi con discopatie ed ernie discali lombari, gonartrosi bilaterale, lesione a cuffia rotatoria spalla destra riconosciuta il 6 maggio 2013 dalla commissione medica per l’accertamento dell’handicap. E’ stato riconosciuto soggetto a invalidità professionale inizialmente pari nel 2011 al 10% e poi aggravatasi al 12%, a causa di limitazione lombare con segni di radicolopatia periferica. Ogni volta che è stato sottoposto alla visita di idoneità periodica (l’ultima il 16 giugno scorso) il professor Pietro Catalano, delegato dall’azienda, riconoscendo un’idoneità parziale allo svolgimento delle funzioni lavorative, aveva prescritto alcune limitazioni». Tra queste, evitare sforzi intensi e il sollevamento di pesi maggiori di 10 kg., evitare salite e discese frequenti da carrello e camion. Invece, si legge ancora nel ricorso, non è stato così.
Mansioni non conformi. Come l’11 gennaio scorso, quando Mennini viene mandato a controllare i coils stipati a bordo della nave Rachel, costretto a scendere e salire scalette a pioli verticali e quindi a sovraccaricarsi del proprio peso corporeo, circa 80 kg, «sollecitando in maniera abnorme gli arti superiori e inferiori e sottoponendo le proprie articolazioni e se stesso a sforzi intensi». O come il 16 gennaio sulla motonave Lady Gaia, anche qui con scale con pendenza di 90°. Mennini lo fa presente al capoturno ma ottiene prima un ordine scritto e poi addirittura viene allontanato «malamente dal personale di vigilanza, come un qualsiasi disturbatore o comunque soggetto indesiderato». E il 27 gennaio arriva la prima ammonizione scritta, firmata da Fabrizio Caramante, amministratore delegato.
Ma non è finita. Il 18 febbraio l’autista-carrellista viene assegnato di nuovo al controllo dei coils sulla motonave Ljsselborg, dove fra le altre cose «avrebbe dovuto arrampicarsi su coils alti 1.70, sollevarsi e camminare su altri contenitori». Stesso copione: lui obietta e il primo marzo gli arriva la seconda ammonizione scritta, firmata ancora da Caramante. Il 10 marzo, sulle scalette della Lady Gloria, Mennini si fa male a una spalla e finisce al pronto soccorso. Il 5 maggio si procura un nuovo infortunio. Viene visitato dal medico della Smepp, il professor Lamberto Felli, che conferma il divieto di salire e scendere da scale a pioli, oltre a consigliare un ulteriore intervento chirurgico alla spalla infortunata e la «limitazione funzionale alla spalla destra per elongazione e conflitto sottoacromiale». Il 10 giugno Mennini si fa male di nuovo ma ormai la situazione è precipitata.
Clima ostile. «Dal 2005 - scrive l’avvocato - i rapporti sono divenuti sempre più tesi in quanto il lavoratore, a causa del suo atteggiamento di difesa dei propri diritti alla salute e integrità psicofisica, è divenuto oggetto di comportamenti di ostilità nei suoi confronti tesi a umiliarlo innanzi ai propri colleghi». Mennini, scrive ancora l’avvocato Pollini, «è stato oggetto di rimproveri, richiami e da ultimo sanzioni disciplinari, davanti ai colleghi e sul posto di lavoro da parte del dirigente e dei preposti, ogni volta che ha fatto presente e giustificato il proprio rifiuto di scendere per le scale a pioli, con ciò insinuandosi il dubbio negli altri che fosse soggetto negligente, con poca voglia di lavorare e avvezzo a sollevare questioni inesistenti». Fino alla cacciata «davanti agli altri operai dalla vigilanza, come un soggetto indesiderato e pericoloso per l’azienda».
Controffensiva. Un tentativo di mediazione della Uil trasporti provinciale è andato a vuoto. E così sono partiti il ricorso contro le sanzioni disciplinari e una denuncia-querela nei confronti dell’azienda «per il reato di lesioni colpose gravi e per ogni reato che verrà ravvisato».
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