Il Tirreno

Ammortizzatori, da Roma uno spiraglio per Piombino

di Guido Fiorini
Ammortizzatori, da Roma uno spiraglio per Piombino

Rossi incontra Poletti: possibili nuovi strumenti di sostegno al reddito Il Coordinamento Articolo 1 a Giuliani e Faticanti: «Serve una mobilitazione»

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PIOMBINO. L’incontro del prossimo 27 luglio a Roma, quando Issad Rebrab vedrà il ministro, sarà l’occasione per chiarire i tanti dubbi che, da settimane, agitano il promontorio. E, nel frattempo, il dibattito si fa sempre più vivace, anche se tutti si concentrano soprattutto sui numeri del piano industriale, dimenticando che, se le banche non decideranno di finanziarlo, questi passeranno drammaticamente in secondo piano. E per Piombino, in assenza di un “piano B”, si aprirebbero scenari inquietanti.

Gli ammortizzatori. Intanto una buona notizia arriva proprio da Roma: si delinea, infatti, la possibilità di dare una prospettiva ai circa 11.500 lavoratori delle aree di crisi complessa di Livorno e Piombino che tra non molto vedranno esauriti gli ammortizzatori sociali di cui hanno goduto finora e per le centinaia che questi aiuti li hanno già persi. Al ministero del Lavoro si è tenuto un incontro tra il ministro Giuliano Poletti, i rappresentanti delle Regioni con aree di crisi e le organizzazioni sindacali. L'incontro, richiesto dal presidente Enrico Rossi, ha avuto un esito positivo. «Ho chiesto di valutare - spiega il presidente Rossi - la possibilità di allungare il periodo di mobilità per i lavoratori che sono giunti al termine della Naspi o della mobilità e che quindi si troveranno a breve senza alcun aiuto. In Toscana abbiamo utilizzato anche i bandi per lavori di pubblica utilità istruiti insieme ai Comuni per selezionare quei lavoratori che, non avendo prospettive di impiego, possono in questo modo ottenere un introito nel mentre si realizzano i piani di reindustrializzazione. La Regione può impiegare a questo scopo una parte dei Fondi sociali europei a cui il Governo potrebbe aggiungere ulteriori risorse. La Regione potrebbe così continuare ad intervenire con le politiche attive per il lavoro mentre lo Stato potrebbe intervenire a sostegno del loro reddito».

Una proposta raccolta dal ministro Poletti, che si è detto disponibile ad iniziare un percorso che porti ad individuare soluzioni ad hoc per i lavoratori delle aree di crisi complessa.Si è detto disponibile ad affrontare la questione e a trovare soluzioni che tengano conto delle specificità dei singoli contesti di crisi: «Si deve lavorare - ha detto - per ricercare, su uno strumento normativo veloce, di prevedere interventi di sostegno al reddito e di utilizzo straordinario e limitato degli ammortizzatori sociali che tengano conto delle realtà di crisi industriale complessa».

A Piombino sono 249 i lavoratori a fine mobilità e quelli a fine Aspi e Naspi sono 2018 a Piombino. A questi si aggiungono alcune centinaia di persone che hanno già perso ogni protezione.

Il Coordinamento articolo 1. Intanto dalla minoranza sindacale arriva un duro atto di accusa nei confronti del sindaco Giuliani, dopo lo scambio epistolare con Faticanti.

«L'interpretazione della realtà che l'Amministrazione Comunale e la sua maggioranza vogliono far ingoiare ai lavoratori e ai cittadini di Piombino ci sembra aberrante: dobbiamo essere grati a Cevital che non ci abbandona; è vero che riduce gli organici, è vero che allunga i tempi, ma poverino ha così tanti problemi.. Noi non siamo mai stati pregiudizialmente contrari ai programmi di Cevital, ma abbiamo sempre sostenuto che non si dovevano firmare accordi così onerosi per i lavoratori senza avere garanzie più solide di quelle che sono sempre state date: chiedevamo un piano industriale ben strutturato e trasparente e non quattro frasette in croce; chiedevamo di conoscere il piano finanziario dell'impresa e non roboanti dichiarazioni; chiedevamo un masterplan che scandisse tempi di realizzazione ragionevoli e verificabili e non vaghe dichiarazioni che apparivano impossibili anche agli occhi di profani come noi. Al contrario istituzioni locali e regionali, forze politiche di maggioranza ed anche i sindacati non solo si sono accontentati, ma hanno sempre ostentato grande fiducia, arrivando a parlare del “più grande progetto in Europa”. Oggi, di fronte alla realtà, non possono che continuare a negarla. O meglio, ora sono addirittura a mendicare qualunque cosa Rebrab voglia concederci. Al sindaco Giuliani non viene di pensare che Rebrab tenta di restare a Piombino proprio perché ha problemi politici in patria e vuole guadagnarsi una presenza ed un sostegno in Europa? e che un atteggiamento come quello di Rebrab apre la strada a continui peggioramenti dei programmi aziendali, mentre i lavoratori vivono situazioni economicamente e moralmente difficilissime e che sono stufi di essere presi in giro?»

«E, signor sindaco, non sbandieri come soluzione la foglia di fico dei fondi per la formazione, che servono solo ad arricchire le agenzie (private) di formazione e che, nella migliore delle ipotesi serviranno ad alcuni per cercare lavoro altrove. La soluzione che lei propone è in realtà quella già adottata per i lavoratori dell'indotto: arrangiatevi individualmente».

«Di tutt'altra natura ci sembra la presa di posizione di Faticanti che prende una posizione netta nei confronti dei comportamenti di Aferpi e pone con forza l'unico vero problema: il lavoro, il mantenimento dei posti di lavoro, il rispetto della dignità dei lavoratori. Con il nuovo piano Cevital mostra quello che caratterizzerà la sua gestione: tagli al personale, peggiori condizioni di lavoro e minori condizioni di sicurezza. Tutto questo accompagnato da un ruolo del Sindacato non di negoziatore, ma di trasmettitore delle scelte aziendali. In questa situazione auspichiamo che seguano i fatti di una mobilitazione forte dei lavoratori nei confronti del Governo, firmatario e garante dell'accordo con Cevital: i patti devono essere rispettati».

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