Il dolore
«Il sindacato decida con chi stare»
Duro intervento del Coordinamento art.1: «Col nuovo piano Aferpi i lavoratori pugnalati alla schiena»
PIOMBINO. «Lavoratori pugnalati alla schiena». Non usano giri di parole gli operai di Coordinamento art.1-Camping cig che attaccano non tanto il vicesindaco Stefano Ferrini quanto i sindacati.
«Le affermazioni del vicesindaco Ferrini - scrivono - accettate senza significative reazioni dai sindacati (almeno da coloro presenti all’incontro) sono sconcertanti e intollerabili: “E cioè se monsieur Rebrab avesse valutato non più conveniente restare a Piombino, non sarebbe stato molto più semplice per lui aspettare la scadenza dei due anni di obbligo a mantenere l’occupazione in base all’accordo firmato e lasciare il piano come originariamente presentato da Cevital, anziché produrre in Regione documenti che ipotizzano nuovi scenari? E che senso avrebbe avuto trattare e concludere con Sms Demag per l’acquisto di forno elettrico e treno rotaie, attivare tutte le procedure autorizzative per poi mollare tutto? Per questo motivo mi sento di dire che in questa rimodulazione degli investimenti dobbiamo crederci». Tant’è vero che subito dopo Ferrini ammette che non bisogna minimizzare le problematiche che la rimodulazione del piano comporterà, ma che tutti dovranno fare la loro parte con responsabilità e realismo. Tradotto: si accetti il nuovo piano senza protestare».
«Praticamente - prosegue il Coordinamento - il Comune di Piombino e i sindacati accettano il nuovo piano industriale “rimodulato”, ovvero: 1) con un solo forno elettrico anziché due; 2) con la produzione di un milione di tonnellate di acciaio anziché due milioni; 3) con 1.900 lavoratori assunti anziché 2.200, senza conoscere il destino del personale in esubero non più coperto dagli ammortizzatori sociali; 4) con 7 anni di tempo per la realizzazione del piano anziché 5 anni, allungando oltre ogni possibile livello di sopportazione i sacrifici che i lavoratori e le loro famiglie stanno subendo; 5) con la riduzione dei lavoratori dell’indotto da 600 a 350. Di fatto i lavoratori che approvarono l’accordo del 3 giugno 2015, fondato sul piano industriale dell’aprile 2015, e accettarono quell’accordo firmando la lettera di verbale di conciliazione e rinuncia ex art. 411 c.p.c e articolo 2113 c.c. sono stati traditi, truffati e raggirati».
Per questo i lavoratori del Coordinamento chiedono «l’intervento del Comitato di sorveglianza e del commissario Piero Nardi rappresentante del Governo, per far onorare gli impegni assunti che permisero la cessione della Lucchini ad Aferpi in base a quanto previsto dal piano industriale dell’ aprile 2015».
Inoltre, prosegue il Coordinamento, «domandiamo con forza al Comune e ai sindacati: con quale posizione andranno all’incontro del 28 luglio con il governo e Rebrab? Con quella che, accettando il nuovo piano, condanna centinaia e centinaia di lavoratori alla disperazione, solo per favorire gli interessi dell’azienda? Se a queste domande non arriveranno subito risposte chiare e rassicuranti vorrà dire che si è scelto deliberatamente di fare dei lavoratori carne da macello. Per questo chiediamo che vengano subito convocate le assemblee in fabbrica (con la presenza dei segretari nazionali, vista anche la presa di posizione critica su quanto sostenuto dal Comune di Mauro Faticanti segretario nazionale per la siderurgia Fiom) affinché siano i lavoratori a fornire al sindacato, in modo vincolante, i termini del mandato con il quale partecipare all’incontro del 28 luglio. Le assemblee devono servire anche per decidere mobilitazioni incisive da mettere immediatamente in atto contro il nuovo piano industriale. Prima dell’ incontro del 28 luglio Piombino deve diventare un’emergenza nazionale»
«In questa vicenda - conclude la nota - il sindacato di Piombino si gioca l’ultima partita: o ricomincia a fare il sindacato o diventa la prima, e più pericolosa, controparte dei lavoratori».
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