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Suvereto, i dimissionari attaccano la Federazione Pd
SUVERETO. Non si placano le polemiche in casa Pd sul caso di Suvereto. Undici dimissionari del circolo Parenti ci hanno inviato una nota lunghissima, di cui pubblichiamo un estratto, su una vicenda...
SUVERETO. Non si placano le polemiche in casa Pd sul caso di Suvereto. Undici dimissionari del circolo Parenti ci hanno inviato una nota lunghissima, di cui pubblichiamo un estratto, su una vicenda che definiscono «allucinante». Francesco Bracci, Luca Dell’Agnello, Valentina Mannari, Daniela Moscardini, Angelo Pagliaro, Federico Petrai, Silvano Salvi, Alessandro Sardi, Fausto Taddei, Massimo Tosi e Maria Brini scrivono che «agli inizi del mese di giugno a Suvereto esisteva un Circolo Pd con un consiglio direttivo composto di 16 membri (tra cui molti giovani) che stava lavorando anche alla programmazione della Festa dell’Unità e che già aveva costituito un comitato locale per il sì al referendum costituzionale del prossimo autunno. Inoltre, in seguito alle già da tempo preannunciate dimissioni per motivi di lavoro della segretaria, aveva eletto all’unanimità il nuovo segretario, che si era presentato come candidatura unitaria lasciando in disparte le correnti (...). Il nuovo segretario stesso, prima di accettare l’incarico, si era premurato di consultarsi con il segretario della Federazione Valerio Fabiani, con il quale il circolo stesso aveva da tempo intrapreso un percorso comune. Inoltre, seppure non obbligato, aveva ritenuto opportuno chiedere l’assenso all’assemblea degli iscritti, appositamente convocata per il 9 giugno, la quale a larghissima maggioranza si era espressa favorevolmente alla sua nomina. Tutto bene, quindi, mancava solo il tradizionale brindisi, ma i bicchieri restavano mestamente vuoti poiché lo stesso Fabiani, vestiti i panni del novello Don Rodrigo di manzoniana memoria, seguito dal suo manipolo di “bravi”, pensava bene di mandare tutto all’aria tuonando che “questo segretario non s’aveva da fare” in quanto, a suo dire, il consiglio direttivo in carica (da oltre due anni) non poteva considerarsi legittimato nelle proprie funzioni e che quindi si rendeva necessario celebrare un congresso straordinario! E da tale architettata e insistita imposizione non recedeva neppure di fronte al parere contrario espresso da diversi iscritti. Che avesse già in mente un sostituto a suo uso e consumo? Ai posteri l'ardua (si fa per dire…) sentenza!
Sta di fatto che, poi, la maggior parte dei consiglieri (12 su 16), allergici a far la parte dei novelli don Abbondio, colpiti nella propria dignità e stufi di essere presi per i fondelli, hanno deciso inevitabilmente di di staccarsi da tali sistemi antidemocratici, in uso a quella politica che allontana la gente dalla stessa».
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