Il Tirreno

«Il promontorio è un bene di tutti»

di Cecilia Cecchi
«Il promontorio è un bene di tutti»

Federazione della caccia e Arcicaccia sollecitano cittadini e associazioni ambientaliste ad impegnarsi di più nella tutela

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PIOMBINO. «Il promontorio non è solo dei cacciatori». Risulta chiaro alla Federazione italiana della caccia sezione comunale di Piombino e Arcicaccia sezione comunale di Piombino che invitano a far meno polemiche impegnandosi di più sul campo.

Difficile mettere tutti d’accordo sulla gestione di quest’area naturale protetta d’interesse locale dove, da sempre, si caccia. Appostamenti fissi (forse di più e più vicini), uniche autorizzazioni al passaggio con mezzi a motore ai cacciatori, tra le motivazioni che, a più riprese, hanno portato gli ambientalisti a fare proteste sollecitando controlli. Garanzie per il territorio, anche contro gli incendi, assicurando presenza costante, tra le motivazioni da sempre a favore. Poi c’è la raccolta firme senza mai un ufficiale paternità e il sindaco che mette in conto l’esproprio di vaste aree ancora di proprietà dei privati.

«Abbiamo letto interventi di associazioni ambientaliste e di sedicenti comitati di cittadini – confermano le locali sezioni di Federazione Italiana della caccia e Arcicaccia – che avrebbero, a loro dire, raccolto firme contro la caccia sul promontorio. Smarcarsi dalla dicotomia favorevole o contrario alla caccia è indispensabile per non fare della questione del promontorio di Piombino una sterile ed improduttiva discussione filosofica. Almeno ad oggi, in Italia come in tutti gli altri Paesi d'Europa – ricordano – la caccia è consentita e regolata da leggi dello Stato che mutuano i loro principi da normative comunitarie».

«Si rassegnino, dunque, coloro che, pur dicendosi legittimamente contrari all'attività venatoria, ne invocano la chiusura. Il concetto è un altro – si specifica – Si vuol fare una battaglia contro la caccia nel promontorio piombinese facendo credere che questa impedisca agli altri, che cacciatori non sono, di fruire delle meraviglie del nostro territorio, quando in realtà è semmai vero l’esatto contrario».

«Può non piacere agli esponenti del Wwf livornese – aggiungono i cacciatori – ma è innegabile che la tutela del territorio boscato e non che va da Piombino a Baratti è stato frutto del costante impegno dei cacciatori, piuttosto che dei volontari ambientalisti. Gradiremmo che il Wwf e tutti i comitati ambientalisti, veri o presunti, non si limitassero a ricordarci della loro presenza solo a mezzo di comunicati dopo aver letto che il sindaco di Piombino ipotizza l'acquisto del promontorio; e ciò non tanto per interesse dei cacciatori – si spiega – ma di tutta la collettività che in tal modo non correrebbe il rischio di vedersi limitato l'accesso dal proprietario. Cioè sarebbe meglio aiutassero con i fatti le associazioni venatorie alla tutela ambientale. Basterebbe per esempio che anche loro contribuissero, proporzionalmente alle disponibilità economiche e di personale – si dice ancora – alla vigilanza antincendio che costantemente noi cacciatori facciamo. Sarebbe sufficiente che anche loro ci aiutassero nella manutenzione della sentieristica, o si attivassero tempestivamente di fronte ai problemi, come quello dei bruchi che negli ultimi anni ha messo a rischio la vegetazione. E questo solo per fare alcuni esempi. Ed invece no: si limitano ad interventi di intransigente politica anticaccia, invocando la chiusura dell'attività venatoria, senza mai fare autocritica. Quell'autocritica – concludono – che invece noi quotidianamente facciamo, ammettendo che la cultura venatoria deve ancora fare passi in avanti, nella speranza di riuscire, nel breve periodo, a far sì che quei pochi cacciatori non rispettosi delle leggi, delle regole non scritte e del buon senso, finiscano per essere emarginati ed inizino un percorso di legittimità».

Perché infondo sempre di educazione si tratta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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