Gioco
Sono 25 i migranti che hanno chiesto di fare lavori utili
La Homo Diogene li ha candidati al progetto del Comune Arrivi e partenze intanto tra gli ospiti dell’Odissea
VENTURINA. L’associazione Homo Diogene e la cooperativa Odissea avevano tempo fino al 30 giugno per fare richiesta di partecipazione al progetto “Lavorare per integrare” che l’amministrazione avvierà per i richiedenti asilo che vivono a Venturina. Come avevamo anticipato, si tratta di attività socialmente utili a cui i migranti possono candidarsi volontariamente, e sono: raccolta rifiuti in parchi, cigli stradali e canali, manutenzione del verde, affiancamento cantoniere di paese per piccoli lavori di manutenzione, supporto logistico in progetti di emergenza abitativa e sociali, supporto operativo per la preparazione e realizzazione di manifestazioni comunali, prima fra tutte Apritiborgo. Il progetto prevede un numero massimo di 20 partecipanti, 4 ore giornaliere per ciascuno, e durerà per un anno e mezzo (dovrebbe partire nelle prossime settimane e concludersi nel 2017). «Dei nostri ragazzi ne abbiamo candidati 25 – dice Angela Di Matteo, responsabile della struttura di accoglienza di Campiglia stazione - che poi verranno scelti a turno e a rotazione. E’ un progetto che abbiamo accolto con molto favore, perché permette loro di avere occasioni di contatto con la popolazione. Un modo per conoscersi e andare avanti sul percorso già avviato di integrazione». Nel frattempo, gli ospiti della Homo Diogene sono diventati 61. «Tre li abbiamo assunti noi come Homo Diogene – spiega la responsabile – e sono andati a lavorare, con regolare contratto e formazione, come aiuto cucina nelle altre due strutture che abbiamo a Benevento e a Viterbo. Poi c’è un gruppo che ha cominciato un tirocinio come mediatore linguistico, durerà sei mesi e ci sarà un attestato finale. I ragazzi che lo prenderanno saranno messi in contatto con le altre associazioni di prima accoglienza che conosciamo, per cercare di farli lavorare lì». Intanto, va avanti il laboratorio di artigianato e riciclo, «per il quale abbiamo chiesto uno spazio ad Apritiborgo, e presto i partecipanti fonderanno una cooperativa» aggiunge Di Matteo.
Alla Odissea invece per il momento nessuno dei ragazzi ha potuto candidarsi al progetto “Lavorare per integrare”. Questo perché anche nell’appartamento di via Puccini ci sono stati cambiamenti, con partenze e nuovi arrivi. Sono sempre in sette. «Quattro ragazzi lavorano (due in aziende agricole, uno è mediatore culturale in un centro gestito da una coop sociale, l’altro è tirocinante retribuito nella Cooperativa giovanile del lavoro) – spiega il coordinatore dell’accoglienza Giacomo Poeta - uno presto sarà riconosciuto “categoria protetta” per un problema alla vista, e due sono appena arrivati». Si tratta di un senegalese e di un eritreo, sotto i 30 anni, che hanno preso il posto di due migranti che, dopo il diniego dalla commissione territoriale, sono andati via per ricongiungersi ai parenti in Francia. «Quindi – dice Poeta – i quattro che lavorano hanno difficoltà di tempo per partecipare al progetto, e il ragazzo con problemi all’occhio non può fare quei lavori. Mentre i due appena arrivati devono prima ambientarsi e apprendere un minimo l'italiano». Ricordiamo che l’anno scorso era stato attivato il progetto di decoro urbano “Vivere l’ambiente” (gestito dalla Cooperativa sociale giovanile del lavoro) e avviate alcune attività di volontariato in collaborazione con la consulta del sociale.
Annalisa Mastellone
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