Il Tirreno

In Sicilia con “liberarci dalle spine”

Studentesse al lavoro sui terreni confiscati alla mafia

Studentesse al lavoro sui terreni confiscati alla mafia

PORTOFERRAIO. Hanno deciso di trascorrere un periodo delle loro vacanze a Canicatti, in una delle tenute che lo Stato ha requisito alla mafia trasformandole in aziende agricole. In una di queste...

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PORTOFERRAIO. Hanno deciso di trascorrere un periodo delle loro vacanze a Canicatti, in una delle tenute che lo Stato ha requisito alla mafia trasformandole in aziende agricole. In una di queste sono sbarcate Claudia Caselli, Margherita Kremser (Portoferraio) e Camilla Dini (Campo nell'Elba). Tutte studentesse del liceo Foresi. Hanno raggiunto la Sicilia grazie all'associazione "LiberArci dalle spine" di Firenze. La mattina sveglia molto presto e lavoro nei campi, nei vigneti. Dopo pranzo, gli incontri e alle visite di luoghi come, ieri, Corleone. Ci dice Claudia Caselli: «Siamo andati per la seconda volta a lavorare o meglio dire a 'mpupare, le vigne. E malgrado sia un lavoro faticoso, non ci è dispiaciuto per niente. Ogni giorno trascorso qui è interessante. Stringiamo rapporti confidenziali con persone diverse da noi e in questa maniera arricchiamo il nostro bagaglio personale di esperienze. È particolare il modo in cui ognuno riesce a dare il proprio contributo: mangiamo, lavoriamo e talvolta ci divertiamo come se fossimo una grande famiglia. È facile sentirsi a nostro agio a Casa Caponnetto. Come al solito, dopo aver pranzato, ci siamo rilassati: chi con le carte, altri dedicandosi alla lettura di un buon libro, mentre altri hanno preferito il riposo nella propria stanza. A metà pomeriggio invece ci siamo recati al cimitero di Corleone per visitare la tomba di Placido Rizzotto, noto sindacalista e politico, che perse la vita a soli 34 anni in un agguato ad opera di esponenti mafiosi corleonesi. Adiacente alla tomba di Rizzotto, abbiamo visitato quella di Bernardino Verro, sindacalista dei fasci siciliani: anche lui divenne vittima della mafia il 3 novembre del 1915 per la sua attività, svolta ad un'equa ridistribuzione del latifondo».(l.c.)

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