Sicurezza
«Aferpi, ora serve la mobilitazione»
Il Coordinamento articolo 1 attacca azienda e sindacati
PIOMBINO. Nel centro storico gremito come può essere in un sabato sera di luglio, il Coordinamento Articolo 1 Camping Cig, l’ex “Minoranza sindacale”, ha provato a portare l’attenzione sui temi legati ai piani di Aferpi, da sempre aspramente contestati dall’associazione, con un presidio di fronte al Rivellino.
Il senso dell’iniziativa era quello di proporre «una mobilitazione della Val di Cornia a Roma, per obbligare il Governo, garante dell’accordo, a intervenire».
L’associazione, in un volantino diffuso davanti al Rivellino, riferendosi ai documenti presentati da Aferpi in Regione per le autorizzazioni della nuova acciaieria, sostiene che Aferpi scopre le carte parlando di «un solo forno elettrico, 500-600 addetti in meno rispetto agli accordi firmati, la scomparsa dell’indotto, con i lavoratori Aferpi che faranno anche le manutenzioni e i servizi finora esternalizzati».
E tutto questo, secondo il Coordinamento articolo 1 Camping cig, «è nel documento inviato in Regione dall’azienda per garantirsi un allungamento dei tempi di approvazione del forno, visto che non ha un euro per farlo subito». Per l’associazione dunque «Aferpi sfugge al confronto diretto e preferisce affidare la sua difesa ai suoi protettori, sindacato e istituzioni», mentre «la Regione non denuncia il contenuto scandaloso del documento Aferpi, e il Comune predispone gli strumenti urbanistici necessari per concedere ad Aferpi la zona del Quagliodromo, continuando la distruzione del territorio».
Così per il Coordinamento articolo 1 «solo la mobilitazione dei lavoratori e dei cittadini può garantire la giusta forma di pressione, mentre sindacati e istituzioni devono fare il loro ruolo di interpreti dei disegni dei lavoratori e dei cittadini e non gli eterni giustificatori delle sbandate di Rebrab. Se davvero crediamo nel progetto di rilancio della siderurgia a Piombino – è la conclusione dell’associazione – bisogna incalzare chi lo deve realizzare, secondo i reciproci impegni che i lavoratori hanno già abbondantemente onorato e che l’imprenditore ha allegramente disatteso».
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