Toscana
15mila pasti all’anno alla mensa dei poveri “Monsignor Tonini”
In fila ogni giorno pensionati che non ce la fanno più a tirare avanti ma pure disoccupati e precari: «Almeno qui siamo tutti uguali»
PIOMBINO. Oltre quindicimila pasti forniti nel 2015 (oltre 40 in media al giorno), con un calo di circa 200 unità rispetto al 2014. Nei primi sei mesi del 2016 invece, le porzioni distribuite sono state circa 7mila 800.
A usufruire della mensa dei poveri “Monsignor Tonini” di Piombino, gestita dalla San Vincenzo De Paoli, sono soprattutto italiani.
Per lo più si tratta di uomini con oltre 50 anni di età e a reddito zero.
«Tre o quattro anni fa abbiamo avuto un aumento del numero di pasti forniti. Mentre da un paio d’anni le cifre sono rimaste, per lo più, stabili», dice Enrico Eleuteri, presidente della conferenza “S. Antimo Martire” di Piombino della San Vincenzo De Paoli. Si assestano sulle 15mila unità ogni dodici mesi, appunto.
Nello specifico, nel 2015 sono stati distribuiti più di 4mila pasti a cittadini italiani, 2mila 700 a extracomunitari e 2mila 100 a comunitari.
A queste cifre sono da aggiungere i pasti non consumati direttamente in mensa. I pacchetti da asporto assegnati agli italiani sono stati 2.031, contro i 1.034 dei cittadini comunitari e i 1.133 degli extracomunitari.
I dettagli del 2014 sono molto simili. «La San Vincenzo De Paoli organizza la mensa, ma non solo – dice Eleuteri –, fornisce anche coperte, vestiti e scarpe. Organizza poi un servizio doccia. Non si occupa invece di pernottamenti».
Non ospita cioè nessuno a dormire durante la notte, soprattutto perché non ha gli spazi adatti. È presente una stanza, che è stata utilizzata per ospitare temporaneamente chi usciva dal carcere, ma è un locale non sufficiente alle esigenze di chi ha necessità di un posto letto.
Tra le persone che mangiano tutti i giorni alla mensa di via Landi c'è Ennio. Lui ha cinquant’anni, non ha una casa e vive dove capita. Di notte dorme sulle panchine della città o ovunque riesca a trovare riparo quando il clima si fa rigido. Ma le coperte per l’inverno preferisce comprarle con i suoi soldi quando può, perché lui, saltuariamente, lavora. Nel passato, quando ancora non viveva a Piombino, era principalmente un operatore ecologico.
Poi si è trasferito, iniziando a svolgere come attività principali quelle di muratore e imbianchino. Sempre in nero, mai un contratto. «Ho provato a chiedere di essere regolarizzato – dice – ma mi hanno detto che se non avessi voluto accettare le loro condizioni sarei potuto andare via. Così, pur di guadagnare qualcosa, lavoro in nero e vengo spesso sottopagato».
Ennio è separato e ha due figlie grandi, alle quali non parla della sua vita e spesso racconta loro delle bugie. Perché «non voglio pesare sulla mia famiglia, dovrei essere io ad aiutare le mie figlie, non il contrario». Così si augura che l’amministrazione decida di garantire un’ospitalità adeguata alle persone senza fissa dimora come lui. Anche a chi, come lui, non ha la residenza a Piombino pur vivendo all'interno dei suoi vicoli e dormendo sopra le sue panchine. Nel frattempo, continua a vivere in strada e, tra un lavoro saltuario e l’altro, usufruisce dei servizi di via Landi. Mentre parliamo con Ennio un volontario gli porta un lucchetto per legare la bicicletta e lui, sorridendo, dice: «Ecco, la San Vincenzo De Paoli è anche questo». A mangiare alla mensa dei poveri insieme a Ennio c'è anche Mauro. Anche lui imbianchino, ma più grande di età. Ha circa 65 anni e una storia molto difficile alle spalle. Preferisce non fornire dettagli parlando della sua vita, perché, quando si tratta di raccontare le sue esperienze personali, riaffiorano i ricordi più duri e si vanno a toccare corde troppo delicate. Ma anche Mauro vorrebbe più aiuto: «Dovremmo avere tutti gli stessi diritti – afferma – Non è così. Io sono stato lasciato solo troppe volte. Almeno qui alla mensa siamo tutti uguali, forse è così perché ognuno di noi è in stato di bisogno». E così, alle dodici e trenta, Ennio e Mauro si siedono a tavola insieme. In via Landi è l’ora del pranzo.
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