Il Tirreno

Niente messa al monastero La polemica torna al mittente

Niente messa al monastero La polemica torna al mittente

Il vescovo della diocesi Carlo Ciattini (come già la forestale) si chiamano fuori dall’iniziativa Il monsignore: «Non avevo organizzato, avevo solo dato disponibilità a un invito»

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PORTOFERRAIO. «Gentilissima signora Sandra Togni, riguardo alla celebrazione della messa a Montecristo, avevo ricevuto da lei un invito a essere presente. Io non avevo organizzato né concordato l’iniziativa, ma avevo dato solo disponibilità, o quella di un mio delegato, a essere presente alla celebrazione. Non ho fatto nessuna richiesta al corpo forestale. È lei che ha organizzato e gestito la cosa, la diocesi è stata solo una delle invitate. Tanto le dovevo, nella speranza di non essere più usato in questo modo e non essere costretto a custodire e preservare la vita e l’attività della mia diocesi da equivoci e fraintesi. Ossequi, Carlo Ciattini, vescovo». A mettere l'ultima parola sul caso “messa a Montecristo” è il vescovo della diocesi di di Massa Marittima-Piombino, coinvolto suo malgrado in una notizia che è rimbalzata sulle cronache nazionali: il diniego, da parte del corpo forestale, di celebrare messa nel monastero di San Mamiliano, a Montecristo. Una non notizia per chi conosce le vicende locali e le regole che disciplinano l’isola. Nessun conflitto tra chiesa e stato, perché non fu la chiesa a concepire la richiesta ma la solita associazione “Amici di Montecristo”, che poi la inoltrò ai forestali attraverso il sindaco di Portoferraio. Ora la filiera organizzativa dell’evento è chiara, così come la risposta, motivata, del capo ufficio territoriale per la biodiversità di Follonica, Stefano Vagniluca che - come il vescovo Ciattini - messo in mezzo in una polemica istituzionale senza senso.

La domanda di accedere al monastero di San Mamiliano, edificio di culto oggetto di studi fatti dall’associazione “Amici di Montecristo”, è legittima. Altrettanto ineccepibile la risposta - negativa - del corpo forestale dello stato.

Nel “caso Montecristo”, lo ricordiamo, era stato coinvolto anche il presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Giampiero Sammuri, a cui la presidente dell’associazione organizzatrice dell’evento, la signora Sandra Togni, si era rivolta affinché - dopo il diniego - il Parco intercedesse con il corpo forestale dello stato per ottenere un ripensamento o individuare un percorso autorizzativo diverso. Secondo l’associazione “Amici di Montecristo”, infatti, «negare l’accesso alla celebrazione della messa in questo contesto significa non solo negare la possibilità di celebrare il culto di un santo tanto onorato e amato nel territorio dell’arcipelago, ma anche dimenticare che Montecristo è un luogo spirituale per il raccoglimento e la devozione, di cui oggi giorno c'è tanto bisogno». Secondo Togni la celebrazione di una messa non dovrebbe essere considerata come una generica visita dell'isola e per questo non può rientrare nella procedura ordinaria. In realtà, oltre alla messa, come si sa, era prevista anche una visita al monastero, che si trova a oltre cinquecento metri di altezza e a circa 1,4 chilometri dalla spiaggia, distanza da percorrere attraverso un ripido sentiero in salita, con 35°. Tempo previsto due ore.

La sensazione è che qualcuno abbia voluto spolettare una bombetta sulla concordia esistente tra le istituzioni a proposito della necessità di continuare a contingentare in modo rigido gli accessi a Montecristo, valutando sempre con estrema attenzione l’impatto dell’uomo in un’area protetta con divieti assoluti. Bombetta che adesso è stata rilanciata ai mittenti.

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