Il Tirreno

«Acciaierie, ora il Governo deve convocare Rebrab»

di Cristiano Lozito
«Acciaierie, ora il Governo deve convocare Rebrab»

L’incontro con l’azienda non ha fugato le preoccupazioni delle rsu sull’occupazione Aferpi apre dei cantieri per le demolizioni, salvi 61 posti nel Gruppo Bertocci

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PIOMBINO. Alle rsu Aferpi il confronto con l’azienda di ieri mattina non è servito a «fugare tutte le preoccupazioni»: non convince in pieno insomma l’interpretazione aziendale per quei numeri sull’occupazione collegati alla richiesta in Regione per l’autorizzazione ai lavori del forno elettrico, numeri secondo i quali dopo metà giugno 2019 (fine degli ammortizzatori sociali fin qui concessi agli ex Lucchini) resterebbero fuori dal perimetro Aferpi-Cevital 500-600 lavoratori.

Aferpi sostiene che ben prima di arrivare a quel punto saranno in campo gli interventi di preparazione dei nuovi impianti capaci di occupare oltre mille persone.

Ma per il sindacato il fatto è che l’accordo del 3 giugno 2015 prevede il passaggio entro novembre 2016 di tutti gli ex dipendenti ex Lucchini in Aferpi e successivamente il trasferimento di poco più di un terzo degli ex Lucchini in Piombino Logistics e nell’agroindustriale.

E i posti che mancano rispetto agli impegni dell’accordo Cevital sono proprio in quest’ultimo progetto, in netto ritardo, conseguente ai rinvii sullo smantellamento della vecchia acciaieria dove dovrebbe sorgere quell’impianto.

Ovvio che per il sindacato non sia la stessa cosa – al di là delle garanzie ritenute comunque fragili sui numeri – drenare i lavoratori ex Lucchini nell’orbita Cevital o in quella degli appalti.

Considerando anche che quel serbatoio di posti di lavoro è stato pensato appunto, da sempre e per quanto possibile, per dare respiro alle ditte locali.

In un documento (la cui brevità rappresenta il tentativo di contenere la crescente tensione fra le tre organizzazioni) le rsu dunque chiedono «che il Governo, garante ultimo del progetto industriale di Cevital su Piombino, fissi una data di convocazione con il presidente Issad Rebrab e successivamente un incontro con le organizzazioni sindacali. Questa convocazione deve avvenire in tempi strettissimi, anzi siamo già in ritardo visto che il ministero il 19 maggio scorso ci aveva annunciato un incontro nella prima decade di luglio. In mancanza di una convocazione – concludono le rsu – saremo conseguenti».

Se infatti l’attenzione sindacale è concentrata sulle previsioni del piano industriale per gli anni che vanno dal 2019 al 2022, l’urgenza di una convocazione di Rebrab al ministero dello Sviluppo è legato anche e soprattutto alla situazione di incertezza che vive lo stabilimento, stretto tra le irrisolte difficoltà a trovare credito per il circolante (le garanzie di Cassa depositi e prestiti attraverso Sace sembra non abbiano portato alcun risultato) con ovvi riflessi sulla capacità di acquistare semiprodotti, e la necessità di pagare – come peraltro sta avvenendo con regolarità – le fasi di avanzamento della progettazione di Sms Demag per il forno elettrico.

In azienda si lavora con attenzione per far stare insieme l’esigenza produttiva e quella progettuale, e ai sindacati Aferpi ha spiegato che dai laminatoi (ieri è ripartito il tpp, lunedì toccherà al tmp e il 25 al tve) usciranno circa 80mila tonnellate tra luglio e agosto.

In questa situazione ieri un’intesa all’ultimo tra Fim, Fiom, Uilm e Aferpi ha permesso di evitare il licenziamento di 61 dipendenti del Gruppo Bertocci che sono in scadenza di cassa integrazione.

Aferpi infatti ha dato la disponibilità a dare lavoro a Deca e Sme aprendo dei cantieri per la demolizione di alcuni impianti dismessi, così che dall’11 luglio si avvieranno contratti di solidarietà per la durata di un anno.

«Un risultato importante e non scontato – dicono Fim, Fiom e Uilm – per il quale va segnalata l’attenzione di Aferpi, del sindaco Massimo Giuliani e della Prefettura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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