Il Tirreno

Acciaierie, tensione nel sindacato

Uilm: il Governo è il garante del progetto. Fim: la Fiom mette a rischio l’unità

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PIOMBINO. Oggi Fim, Fiom e Uilm incontrano i dirigenti di Aferpi, per discutere dei contenuti nella richiesta di autorizzazione per l’acciaieria che, nell’interpretazione Fiom, nasconde il rischio di 500-600 esuberi al termine del periodo previsto di ammortizzatori sociali, cioè giugno 2019.

Sul tema interviene l’esecutivo Uilm che ricorda come Uilm e Uil «a tutti i livelli si sono impegnate e hanno condiviso insieme alle altre organizzazioni sindacali firmatarie l’accordo sul passaggio delle acciaierie al gruppo Cevital» e oggi ne conferma l’importanza «chiedendo la realizzazione dell’intero progetto, che è stato presentato, illustrato e condiviso dai massimi esponenti del Governo e delle istituzioni toscane. I ritardi sono più che evidenti e denunciati ormai da tempo – prosegue la Uilm – chiediamo agli organi competenti che in questi giorni hanno ricevuto il piano industriale da Aferpi con le richieste di autorizzazione, nonché alle istituzioni a tutti i livelli, Governo in testa, a esprimersi per tranquillizzare tutti i lavoratori che a oggi sono preoccupati e in attesa di tornare al lavoro. A breve Fim Fiom Uilm saranno convocate dal ministero, in quell’incontro ribadiremo che l’assunzione da parte di tutti i lavoratori in entro il 6 novembre 2016 dovrà prevedere come strumento di ammortizzatore sociale i contratti di solidarietà».

Rispetto alle critiche sulla vigenza delle rsu, Uilm spiega che «un minuto dopo il passaggio di tutti sotto la stessa società, avverrà l’apertura della procedura prevista per il rinnovo dei rappresentanti sindacali». Impegno sul rinnovo delle rsu assunto anche dal coordinamento Fim, peraltro molto duro con la Fiom, «che ha espresso concetti che non giudichiamo nel merito ma nel metodo, con cui mette a rischio l’unità sindacale. Prima di uscire con quelle posizioni – dice la Fim – sarebbe stato utile un confronto per decidere insieme le iniziative come abbiamo sempre fatto. Per noi l’unità è la condizione per tutelare al meglio i lavoratori ma non ci faremo condizionare e seguiremo la strada intrapresa sperando sia condivisa anche dagli altri».

Per la Fim dunque «restano validi gli ultimi documenti del cdf, «dove è emersa la necessità di un incontro tra Rebrab e Mise prima di una nostra convocazione. Siamo convinti che il Governo debba monitorare il progetto, visto che per noi è l’unico garante, dopo questi incontri prenderemo le decisioni più opportune».

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