Sicurezza
«Nei numeri Cevital 500-600 esuberi»
Fiom (con Faticanti) all’attacco: l’azienda ritiri il piano che contraddice l’accordo del 2015, Regione e Comune prendano posizione
PIOMBINO
I. nodi occupazionali legati al ritardo del piano Cevital sull’agroindustria arrivano al pettine, e a metterli in evidenza è la Fiom che nella riunione di ieri del comitato degli iscritti col capo nazionale della siderurgia, Mauro Faticanti, sferra un duro attacco ad Aferpi, chiedendo all’azienda «il ritiro del piano che, oggettivamente, prevede 500-660 esuberi».
Per la Fiom infatti i documenti allegati alla recente richiesta delle autorizzazioni in Regione per la nuova acciaieria «sono un vero e proprio piano industriale», nel quale si configura un «mancato rispetto dell’accordo firmato il 3 giugno 2015 che prevede l’assunzione entro il 6 novembre di tutti i lavoratori con la completa realizzazione del piano industriale comprensivo di siderurgia, agroindustria e logistica».
La tabella sull’occupazione presentata da Aferpi è l’oggetto del contendere: e a preoccupare non è tanto il fatto che venga scritto come a fine 2016 siano previsti 750 dipendenti in acciaieria (in realtà sono già 1350, e il numero ridotto del piano è quello “ripulito” dagli ammortizzatori sociali), quanto perché la somma prevista a fine 2019 (ricordiamo che lo stop agli ammortizzatori è previsto a giugno di quell’anno) è di 1530 lavoratori tra acciaieria e logistica.
Mancano insomma i posti dell’agroindustria, che secondo il piano aggiornato saranno 250 a fine 2022, portando il totale degli ex Lucchini rioccupati a quota 1900, diminuita dai 2150 dipendenti iniziali dai fisiologici pensionamenti1. Ecco dunque che Fiom calcola comunque «500-660 esuberi», facendo i conti dallo stop degli ammortizzatori sociali, a metà 2019.
Del resto, tra le difficoltà sempre crescenti per il progetto stesso dell’acciaieria – che ora più chiaramente viene disegnato con un solo forno elettrico – ormai dal molti mesi è evidente come la realizzazione dell’impianto agroindustriale sia finito, contrariamente alle previsioni inizial, in coda al progetto e con tempi così allungati da non coincidere più con quelli degli ammortizzatori sociali.
Se dunque Fiom vuole il ritiro del piano da parte dell’azienda, allo stesso tempo chiede «al Comune e alla regione, firmatari dell’accordo del 2015, una posizione chiara e univoca».
Fiom mette a nudo la fragile situazione occupazionale nel momento più critico, con gli impianti di laminazione fermi e il lavoro per ora poco fruttuoso dell’azienda nella ricerca del credito per garantire il ”circolante” e quindi la possibilità di acquistare materie prime. «Crisi di liquidità – dice la Fiom – che mette a rischio la continuità produttiva», con indiretto riferimento all’assunzione in solidarietà di tutti gli ex Lucchini entro novembre che il sindacato continua a indicare come obiettivo irrinunciabile, nonostante tutto.
Ma c’è di più: per la prima volta sembra essersi rotto il rapporto di condivisione azienda-sindacati, con Fiom che parla di «un clima di gestione autoritaria in fabbrica da parte delle strutture aziendali per il il quale richiamiamo Aferpi a un cambio di marcia e a un maggior rispetto della dignità dei lavoratori».
Infine risposta secca a chi (Coordinamento articolo uno) mette in dubbio la legittimità delle rsu: «ribadiamo il nostro impegno – dice la nota Fiom – ad aprire le procedure per le elezioni entro dicembre 2016», cioè quando il sindacato conta che tutti i lavoratori siano in fabbrica.
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