Il Tirreno

«Nei numeri Cevital 500-600 esuberi»

Cristiano Lozito
Barre prodotte al treno medio piccolo (PaBar)
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Barre prodotte al treno medio piccolo (PaBar)

Fiom (con Faticanti) all’attacco: l’azienda ritiri il piano che contraddice l’accordo del 2015, Regione e Comune prendano posizione

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PIOMBINO. I nodi occupazionali legati al ritardo del piano Cevital sull’agroindustria arrivano al pettine, e a metterli in evidenza è la Fiom che nella riunione di martedì 5 del comitato degli iscritti col capo nazionale della siderurgia, Mauro Faticanti, sferra un duro attacco ad Aferpi, chiedendo all’azienda «il ritiro del piano che, oggettivamente, prevede 500-660 esuberi».

Per la Fiom infatti i documenti allegati alla recente richiesta delle autorizzazioni in Regione per la nuova acciaieria «sono un vero e proprio piano industriale», nel quale si configura un «mancato rispetto dell’accordo firmato il 3 giugno 2015 che prevede l’assunzione entro il 6 novembre di tutti i lavoratori con la completa realizzazione del piano industriale comprensivo di siderurgia, agroindustria e logistica».

La tabella sull’occupazione presentata da Aferpi è l’oggetto del contendere: e a preoccupare non è tanto il fatto che venga scritto come a fine 2016 siano previsti 750 dipendenti in acciaieria (in realtà sono già 1350, e il numero ridotto del piano è quello “ripulito” dagli ammortizzatori sociali), quanto perché la somma prevista a fine 2019 (ricordiamo che lo stop agli ammortizzatori è previsto a giugno di quell’anno) è di 1530 lavoratori tra acciaieria e logistica.

Mancano insomma i posti dell’agroindustria, che secondo il piano aggiornato saranno 250 a fine 2022, portando il totale degli ex Lucchini rioccupati a quota 1900, diminuita dai 2150 dipendenti iniziali dai fisiologici pensionamenti1. Ecco dunque che Fiom calcola comunque «500-660 esuberi», facendo i conti dallo stop degli ammortizzatori sociali, a metà 2019.

Del resto, tra le difficoltà sempre crescenti per il progetto stesso dell’acciaieria – che ora più chiaramente viene disegnato con un solo forno elettrico – ormai dal molti mesi è evidente come la realizzazione dell’impianto agroindustriale sia finito, contrariamente alle previsioni inizial, in coda al progetto e con tempi così allungati da non coincidere più con quelli degli ammortizzatori sociali.

Se dunque Fiom vuole il ritiro del piano da parte dell’azienda, allo stesso tempo chiede «al Comune e alla regione, firmatari dell’accordo del 2015, una posizione chiara e univoca».

Fiom mette a nudo la fragile situazione occupazionale nel momento più critico, con gli impianti di laminazione fermi e il lavoro per ora poco fruttuoso dell’azienda nella ricerca del credito per garantire il ”circolante” e quindi la possibilità di acquistare materie prime. «Crisi di liquidità – dice la Fiom – che mette a rischio la continuità produttiva», con indiretto riferimento all’assunzione in solidarietà di tutti gli ex Lucchini entro novembre che il sindacato continua a indicare come obiettivo irrinunciabile, nonostante tutto.

Ma c’è di più: per la prima volta sembra essersi rotto il rapporto di condivisione azienda-sindacati, con Fiom che parla di «un clima di gestione autoritaria in fabbrica da parte delle strutture aziendali per il il quale richiamiamo Aferpi a un cambio di marcia e a un maggior rispetto della dignità dei lavoratori».

Infine risposta secca a chi (Coordinamento articolo uno) mette in dubbio la legittimità delle rsu: «ribadiamo il nostro impegno – dice la nota Fiom – ad aprire le procedure per le elezioni entro dicembre 2016», cioè quando il sindacato conta che tutti i lavoratori siano in fabbrica.

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