La manifestazione
Un summit per limitare i cinghiali
Danni alle colture, al campo da golf, ai giardini delle ville private. Coinvolti i cacciatori per ridurne il numero
PORTOFERRAIO. Summit in vice-prefettura sul problema cinghiali. Bisognava prendere d'atto di quanto ha recentemente deciso la giunta regionale riguardo all'eccesiva proliferazione di suini selvatici all'Elba e limitare, se non contrastare, i danni che producono alle colture. Dopo la pubblicazione del provvedimento presentato dall'assessore all'agricoltura e alla caccia, Marco Remaschi (autorizza la caccia al cinghiale per cinque giorni alla settimana, tranne il martedì e venerdì, fino al 18 settembre), il viceprefetto Giovanni Daveti ha convocato con urgenza il Comitato di sicurezza pubblica. Sono saliti tutti al primo piano della palazzina in viale Elba, attorno alle 18: polizia provinciale, rappresentanti della Regione e degli enti locali, presidente del Parco, cacciatori abilitati alla cattura degli ungulati. Tutti seduti intorno al medesimo tavolo, per studiare un piano di azione da attuare fin da subito e contrastare quindi il fenomeno dell'eccezionale crescita del suino selvatico in terra elbana. «Ho riunito urgentemente il Comitato di sicurezza pubblica - ci ha detto il viceprefetto Daveti - alla luce di quanto ha disposto la giunta regionale in materia. Lo scopo è quello di analizzare le strategie più opportune e indicate per questo periodo dell'anno, al fine di ostacolare il fenomeno delle frequenti escursioni notturne degli animali selvatici nelle tenute agricole, nelle case coloniche e nelle ville che ora sono abitate». Preoccupa l'eccessiva crescita su un territorio com'è quello dell'Elba, limitato, dei suini selvatici che si muovono a nuclei familiari, alla famelica ricerca di cibo con cui nutrirsi. E visto e considerato che nella macchia, in estate si trova poco, ecco che si spingono con maggior frequenza più a valle, scegliendo poderi, campi coltivati e anche le vigne. «Lo scopo del provvedimento - ha detto lo stesso assessore regionale Remaschi - è il contenimento degli ungulati sul territorio, per mettere in atto le prime azioni di controllo». Per il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, l'intervento della Regione è tardivo, lui che aveva emesso un'ordinanza per autorizzare la caccia al cinghiale in località Acquabona, in considerazione dei danni che i suini avevano procurato al campo da golf e poi ritirata, dopo il ricorso al Tar presentato da un'associazione ambientalista di Roma.
«Per rendersi conto realmente di come stanno le cose - ha continuato il primo cittadino - inviterei il legislatore regionale a stazionare, di notte, in macchina in vicinanza di una delle ville di campagna del nostro Comune. Non dovrà attendere molto per vedersi circondato da questi animali».
Riferendosi poi alla recente delibera approvata dalla Regione, il sindaco di Portoferraio la giudica come un timido tentativo di recuperare il tempo perso dovuto alla mancanza di conoscenza del problema. «Ho firmato l'ordinanza di abbattimento dei suini all'Acquabona perché abito nella zona e conosco perfettamente il problema per averlo vissuto in prima persona».
Il parco nazionale dell'arcipelago è da sempre schierato in prima fila nel programma per limitare i cinghiali. «Per noi - ha detto il presidente Giampiero Sammuri - la delibera della Regione non cambia granché. Nelle aree che cadono sotto la nostra giurisdizione pratichiamo 365 giorni all'anno la caccia al cinghiale attraverso le azioni che concordiamo con i nostri più stretti collaboratori attraverso la messa in posa di recinti, chiusini o con battute di selecontrollori. Vedremo cosa si deciderà con il viceprefetto».
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