Il Tirreno

Veleni, ordine di bonifica

di Guido Fiorini
Veleni, ordine di bonifica

La Regione: Lucchini e Fintecna le società responsabili dell’inquinamento

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PIOMBINO. Che inizi la bonifica della “terra dei fuochi” piombinese è legittimo dubitare, viste le cifre che sarebbero necessarie. Ma almeno, adesso, si sa di chi è la colpa dell’accumulo di rifiuti velenosi nell’area dell’ex fabbrica, in particolare nell’ormai famoso sito Li53, dove tutte le aziende che hanno prodotto acciaio hanno allegramente scaricato gli scarti di produzione, senza la minima protezione del sottosuolo. Tanto che anche la falda è molto inquinata.

E la responsabilità, l’ha stabilito la Regione al termine di una lunga istruttoria, è in parte pubblica e in parte privata. La parte pubblica è da ricondurre alla Fintecna, che ha incorporato la vecchia Ilva, mentre la parte privata è la Lucchini, ultima società a gestire lo stabilimento. Il decreto che chiude il procedimento, e al tempo stesso impone a Fintecna e Lucchini di bonificare l’area è stato adottato il 24 giugno scorso, a firma del dirigente responsabile del settore, Andrea Rafanelli.

Del resto il Sin (sito di interesse nazionale) di Piombino è stato istituito nel lontano 1998 e solo adesso, dopo una serie di incontri e riunioni di fatto inutili, si è deciso di andare a fondo alla questione. Mentre in questi 18 anni i siti inquinati sono continuati a crescere, nell’indifferenza generale. Con l’accordo di programma dell’aprile del 2014 il ministero dell’Ambiente ha deciso di avvalersi della Regione per individuare le società responsabili dell’inquinamento.

La lunga istruttoria, portata avanti insieme al Comune e, soprattutto, all'Arpat, si è conclusa in questi giorni. Nel dettaglio la Regione ha coordinato il procedimento, l'Arpat Piombino-Elba ha elaborato una ricostruzione dello stato di inquinamento di suolo, sottosuolo e falda, la Provincia e il Comune di Piombino hanno provveduto a una ricostruzione storica delle società che si sono succedute con riferimento alle attività esercitate e in particolare alle sostanze inquinanti e, infine, la Provincia, ha redatto una relazione documentata dell'istruttoria per il ministero.

Una bomba ecologica. La relazione e gli allegati (in particolare il contributo istruttorio di Arpat) evidenziano: 1) l'esistenza di una contaminazione con superamento nel suolo e nella falda delle Csc (concentrazioni soglia di contaminazione) per alcuni parametri, quali: cromo totale, vanadio, idrocarburi C12, arsenico, zinco, selenio, antimonio e cadmio oltre a Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) e benzene; 2) la correlazione di questi superamenti all'imbonimento di vaste porzioni del sito, con materiali di scarto del ciclo produttivo (per quanto riguarda la presenza in concentrazioni superiori ai limiti tabellari di cromo totale, vanadio, idrocarburi C12, arsenico, zinco, selenio, antimonio e cadmio) nonchè all'attività di trasformazione del carbone in coke (per quanto riguarda la presenza in concentrazioni superiori ai limiti tabellari di Ipa e benzene), svolta in modo continuativo fino ad oggi; 3) che conseguentemente le fonti principali di contaminazione del sito risultano derivare dall'attività siderurgica svolta dalle varie società che si sono succedute nella gestione dello stabilimento Lucchini; 4) la presenza di cumuli di materiale di scarto siderurgico, stoccati in assenza di misure per la protezione di suolo, sottosuolo e acque sotterranee.

Le responsabilità. Quindi emerge che: 1) le fonti principali di contaminazione del sito sono la lavorazione nel tempo presso la cokeria (trasformazione del carbone in coke) e la realizzazione dei riporti per l'imbonimento dell'area; 2) l'attività di cokeria è stata svolta in modo continuativo da tutte le società (in ultimo Lucchini spa) che si sono succedute nella gestione dello stabilimento siderurgico; 3) gli imbonimenti furono realizzati durante il periodo di gestione Ilva, Iri - Finsider, Italsider e poi Acciaierie Piombino; 4) la contaminazione è pertanto correlabile allo svolgimento di attività (cokeria e imbonimento) connesse alla gestione dell'impianto siderurgico e quindi imputabile a tutte le società che si sono succedute, senza soluzione di continuità, in tale gestione; 5) Ilva, ultima azienda pubblica a gestire lo stabilimento, è stata incorporata in Iritecna, a sua volta incorporata in Fintecna, in cui, nel 2002, è confluita anche l'Iri; 6) Fintenca è l'ultima società subentrata, per effetto dei consecutivi passaggi societari, nei rapporti giuridici fra le società pubbliche che hanno svolto le attività all'origine della contaminazione, e quindi l'ultima società pubblica subentrata nei relativi obblighi di risanamento ambientale; 7) Lucchini spa è l'ultima società privata che ha gestito il sito e che ha continuato a svolgere l'attività siderurgica all'origine della contaminazione.

Per questo la Regione, su mandato del ministero dell’Ambiente: «Individua - si legge nel decreto - i soggetti cui imputare gli obblighi di bonifica, in Fintecna spa, in quanto ultima società pubblica incorporante Ilva ed Iri e, quindi, subentrata nel complesso dei rapporti giuridici, attivi e passivi, riferibili a tutte le società pubbliche che hanno gestito lo stabilimento Lucchini, che hanno detenuto in concessione le aree demaniali all'interno del sito e che hanno svolto le attività all'origine della contaminazione e in Lucchini Spa, in quanto ultima società privata che ha gestito il sito, che ha detenuto in concessione le aree demaniali all'interno del sito e che ha continuato a svolgere l'attività siderurgica all'origine della contaminazione, e che attraverso la propria condotta attiva ed omissiva ha concorso al verificarsi dell'inquinamento o comunque al suo aggravamento».

Quindi la Regione decreta di individuare le due società quali soggetti cui imputare gli obblighi di bonifica ed ingiungere l'esecuzione dei necessari interventi di bonifica e messa in sicurezza.

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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