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«Voglio tornare in Rianimazione»

«Voglio tornare in Rianimazione»

Fausta Bonino chiede di essere reintegrata al lavoro, ma l’Asl dice no all’infermiera sotto inchiesta

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PIOMBINO. Mentre i Nas continuano a convocare le infermiere di Villamarina, nella speranza di trovare riscontri ai sospetti e irrobustire così un’inchiesta fiaccata dal Riesame, si combatte un’altra battaglia parallela tra Fausta Bonino e l’Asl. L’infermiera, accusata di aver ucciso 14 pazienti con iniezioni di eparina nel periodo in cui lavorava in Rianimazione, ha chiesto di essere reintegrata. Lo ha fatto formalmente, con una lettera spedita il 13 giugno alla direzione Asl. Richiesta però non accolta dall’azienda.

All’inizio l’infermiera disse che non avrebbe mai più potuto fare questo lavoro, seppur tanto amato. Erano però i primi giorni di libertà, dopo tre settimane di carcere. Quel rifiuto insomma era più una reazione emotiva dettata dalle circostanze. Circostanze poi cambiate con le motivazioni del Tribunale del riesame che aveva definito non gravi, né precisi né concordanti gli indizi raccolti dall’accusa. E così, nel momento in cui Bonino aveva cominciato la lunga controffensiva nei confronti dei pm e dei Nas attraverso interviste in tv, la sua posizione era cambiata. «Reintegro da valutare se e quando dovesse arrivare una richiesta, ma non in terapia intensiva» fu a sua volta la posizione politica espressa dall’assessore regionale Stefania Saccardi.

Ora la richiesta di Bonino è stata messa nera su bianco: non un reintegro generico, ma proprio in Rianimazione. Richiesta che però non è stata accolta. Ieri l’Asl ha inviato una nota in cui conferma «di aver ricevuto una lettera della dipendente Fausta Bonino per la ripresa del rapporto di lavoro. Tale rapporto risulta a oggi sospeso come misura cautelare a seguito di coinvolgimento in fatti particolarmente gravi e tuttora oggetto di indagine. L’azienda, pur prendendo atto che la richiesta è stata avanzata a seguito dell’ordinanza del Tribunale del riesame che ha portato alla cessazione della misura restrittiva in carcere, non può non tenere conto delle motivazioni contenute nella stessa ordinanza rispetto ai fatti e che a oggi, pur nell’incertezza della fase procedimentale, la dipendente risulta ancora l’unica indagata per presunti comportamenti dolosi all’atto della somministrazione di farmaci che avrebbero causato il decesso di alcuni pazienti».

«A fronte di tutto questo - conclude la nota - l’azienda, a tutela della propria immagine e prestigio, ritiene non essersi ancora verificate le condizioni necessarie per una ripresa del rapporto di lavoro».

La prima sospensione scattò automaticamente il 30 marzo quando Bonino fu arrestata. In precedenza, da ottobre 2015, l’infermiera era stata trasferita di reparto proprio in virtù delle indagini che si stavano concentrando su di lei. Una volta scarcerata con quelle motivazioni, la sospensione di legge era decaduta, ma l’Asl aveva riunito la commissione disciplinare e si era deciso di sospendere di nuovo la dipendente in ragione dei gravi reati di accusa, in particolare quello di omicidio volontario plurimo, in attesa dello sviluppo dell’inchiesta. La linea dell’azienda dunque rimane la stessa.(a.d.g.)

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