Il Tirreno

Sbatte una porta, uno si lamenta e l’altro lo uccide

di Alessandro De Gregorio
Sbatte una porta, uno si lamenta e l’altro lo uccide

Tragedia nel centro di accoglienza profughi di Franciana Senegalese accoltella a morte un pakistano di 36 anni

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PIOMBINO. Una porta lasciata sbattere durante una preghiera collettiva. Un rimprovero magari esagerato, una risposta altrettanto esagerata. Motivi banali, anzi stupidi, eppure capaci di accendere una scintilla e generare una rabbia talmente cieca da arrivare a togliere una vita.

E’ quanto è avvenuto ieri sera nell’ex scuola di Franciana, periferia di Riotorto, adibita a centro di accoglienza profughi. Uno dei centri gestiti dalla Croce rossa per conto della prefettura.

Jammeh Famar (senegalese di 32 anni), ha ucciso Gujjar Muhammad Younis (36, pakistano). Lo ha ammazzato con una coltellata alle spalle, infertagli evidentemente con molta forza, capace di procurargli un’emorragia che in pochi minuti si è rivelata letale.

E’ avvenuto poco dopo le 19. Younis è stato subito soccorso dagli altri ospiti del centro di accoglienza, tra i primi a intervenire è stato il mediatore culturale, un altro senegalese in Italia da cinque anni e che collabora con la Croce rossa come interprete.

Ma non c’è stato niente da fare per il pakistano. Il mediatore ha telefonato al responsabile del centro, Paolo Martelli della Cri.

«Gli ho detto di mettere subito del ghiaccio sulla ferita e di comprimerla, ho chiamato il 118 e la polizia e sono corso qui - spiega Martelli - ma purtroppo quel povero ragazzo è deceduto nel giro di pochi minuti. Una tragedia assurda».

Quando sono arrivate le ambulanze e le volanti del commissariato, Younis era ormai morto. Famar era ancora lì. E’ stato preso, messo in macchina e portato in commissariato. Poi trasferito in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Mentre la scientifica conduceva gli accertamenti, è arrivato a Franciana anche il sostituto procuratore Antonio Di Bugno. Pochi minuti, il tempo di dare un’occhiata, rendersi conto di cosa era successo e concedere il nullaosta per la rimozione della salma. Perché non c’era alcun giallo da risolvere.

Sono state molte le testimonianze raccolte sul posto e tutti hanno fornito la stessa versione. Nel centro di accoglienza di Franciana al momento ci sono cinquanta migranti richiedenti asilo. La maggior parte di essi proviene dall’Africa, Senegal e Nigeria in particolare, una decina di profughi sono di nazionalità pakistana. Tutti arrivati coi barconi.

Sia la vittima che l’aggressore erano alloggiati a Franciana da un paio di anni.

Stando a quanto hanno spiegato sia i loro connazionali che gli stessi responsabili della Croce rossa, non solo non c’erano mai stati problemi in generale - né tra etnie né tra religioni diverse - ma tra i due protagonisti della tragedia non risulta che ci fosse mai stata una discussione.

Fino a ieri.

Ieri un gruppo di musulmani si era raccolto in preghiera in uno dei locali della scuola, sul retro, tra le camere e i bagni. In questo periodo stanno osservando il ramadan.

Ed è stato durante la preghiera che è scoppiata la lite. Uno dei due tra Famar e Younis, non si è ben capito quale, a un certo punto si è alzato ed è uscito. La porta ha sbattuto. C’era un forte vento ieri a Franciana, quindi è possibile che sia stata una cosa del tutto involontaria.

Fatto sta che l’altro gli è andato dietro e l’ha rimproverato animatamente. Ne è nata una discussione molto accesa. Troppo accesa.

Finché il senegalese non ha estratto un coltello e con quello ha colpito il pakistano alle spalle. Un coltello da cucina, ora sotto sequestro. Un coltello che non è in dotazione al centro di Franciana dove per i pasti si usano posate di plastica. Un coltello che quindi il senegalese si era procurato altrove e che si portava dietro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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