Il Tirreno

«Mai un litigio, quel che è successo ha dell’incredibile»

Parla Rosella Caciagli, presidente Cri, che gestisce il centro Subito separati i gruppi, i pakistani trasferiti all’ex Caravella

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PIOMBINO. C’era un silenzio irreale ieri sera al centro profughi di Franciana. Tutti lì fuori, in silenzio, molti seduti in terra con la testa tra le mani.

I pakistani, tranne un paio, se ne stavano in disparte.

Rosella Caciagli, presidente della sezione piombinese della Croce rossa italiana, aspettava l’arrivo di qualcuno dalla prefettura per concordare il da farsi. Ma aveva già deciso che, almeno per ieri sera, o anche per qualche tempo, sarebbe stato meglio separare i due gruppi: «Trasferiremo i pakistani nell’altro centro che gestiamo all’ex Caravella, è vero che sono tutti ragazzi tranquilli ma non vogliamo correre rischi. Anche gli altri due del resto erano tranquillissimi...».

Si spiega come possa essere successa una cosa simile?»

«No. Non c’era stata mai una lite, mai una discussione, mai un segnale di disagio. E’ incredibile, ma poi per un motivo così assurdo».

E’ possibile che possa aver contribuito in qualche modo la noia, la frustrazione di vivere per mesi se non per anni in mezzo a un campo, lontani da tutti?

«Non lo so, ma non credo. E’ vero che questi ragazzi non lavorano ma le loro giornate sono piuttosto piene tra corsi di italiano, di educazione civica, laboratori eccetera. Li portiamo tutti i giorni in città, frequentano il Centro giovani, imparano a sbrigare le proprie pratiche burocratiche. Abbiamo il mediatore che fa un gran lavoro.».

C’è il rischio che, dopo questo omicidio, la prefettura prenda provvedimenti drastici e chiuda il centro?

«Non credo. O almeno spero di no. Non sarebbe certo la soluzione, tutti questi altri ragazzi non c’entrano niente. E’ una tragedia ma di tragedie ne capitano ovunque. Non tutti siamo uguali e neanche loro lo sono».(a.d.g.)

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