Sicurezza
Un’industria moderna può rilanciare la città
Il piano regionale “New deal 2.0” illustrato dal professor Dario, del Sant’Anna. Un’infrastruttura digitale e tanta tecnologia per sviluppare porto e siderurgia
PIOMBINO. La Regione bandisce gare di appalto e le imprese partecipano, anche consorziandosi e interagendo con l’Università, tramite la presentazione di progetti tecnologici d’avanguardia. L’attenzione è sulla domanda e l’idea è quella di un’impresa innovativa che punti, nei settori della salute, dell’ambiente, dell’industria e dei servizi, a generare prodotti ad alta tecnologia che creino valore aggiunto e competitività. Con un occhio di riguardo anche e soprattutto alle realtà della costa toscana e in particolar modo a Piombino, mirando a fare della città «in dieci anni un luogo economicamente prospero».
Il progetto è ambizioso ed è stato presentato lunedì 20 al Centro giovani da Paolo Dario, direttore dell’istituto di Biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, alla presenza di Gianni Anselmi, presidente della Commissione sviluppo economico della Regione e del sindaco Massimo Giuliani. A moderare, il direttore del Tirreno, Omar Monestier.
«Vogliamo un cambiamento di approccio - dice Paolo Dario - Con i bandi tradizionali le imprese esitano ad assumere personale, perché temono di non avere mercato. La nostra proposta punta sull’attenzione alla domanda. A monte c'è la Regione, che promette di comprare prodotti e servizi, purché questi siano innovativi. Così le imprese possono assumere. Si creano posti di lavoro e aumenta l’occupazione». L’innovazione è al centro di quello che viene chiamato piano per lo sviluppo “New deal 2.0” ed è essenziale anche per Piombino. Per la città si pensa a un nuovo volto. Paolo Dario parla di un’infrastruttura digitale velocissima che andrebbe ad affiancarsi a interventi tecnologici. Questi ultimi riguarderebbero soprattutto il porto, con l’opera di smantellamento delle navi e con l’attenzione alla logistica.
Un progetto di lungo periodo questo, che, con molta probabilità, creerebbe nuovi posti di lavoro e darebbe vita a un significativo valore aggiunto, anche in termini economici. Sul fatto che la città sia pronta o meno per questo balzo in avanti, il sindaco Massimo Giuliani non ha dubbi: «Stiamo già cambiando il nostro modo di lavorare. Innanzi tutto vogliamo fare l’acciaio in modo diverso. E poi abbiamo un buon porto, a cui l’alta tecnologia servirà molto».
Scommettere su Piombino quindi, facendola rinascere da quello stato di crisi che ha vessato la città nel corso degli anni passati e che ancora fa sentire la sua morsa. Piombino è al centro, ma si guarda anche ad altre realtà perché, come dice Paolo Dario, «su tutta la costa toscana ci sono molte infrastrutture e un immenso capitale umano da valorizzare».
A Rosignano ad esempio, il sindaco sta pensando di realizzare un piano impiantistico di ultima generazione da applicare al porto. Si vuole innovare con droni, sistemi di sicurezza e controllo automatici. E tutta questa tecnologia accompagna anche quella che è chiamata “economia circolare”, per cui si produce, si usa e poi si restituisce all’ambiente. «Bisogna pensare anche a un’industria che smantella, ad esempio con dei robot. L’obiettivo è anche quello di raggiungere l’automazione ecologica», sottolinea Paolo Dario.
Per ottenere tali scopi, è essenziale il connubio tra Regione, enti locali, imprese e il mondo dell’Università e della ricerca. «L'obiettivo è fare di Piombino uno dei luoghi simbolo dell’economia circolare e del nuovo modo di fare industria - dice Gianni Anselmi - I territori progettano e firmano accordi, la Regione ci mette i soldi. Se riuscissimo a far entrare nel nostro territorio il sapere dell’Università faremmo un grande lavoro».
«Potremmo - conclude Paolo Dario - applicare la nostra ricerca anche all’industria siderurgica. L’idea è di rendere la manifattura toscana la più grande del mondo. E sono ottimista, secondo me ce la possiamo fare».
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