Il Tirreno

Violenza sulle donne, casi raddoppiati

di Claudia Guarino
Violenza sulle donne, casi raddoppiati

Per la polizia il fenomeno è «preoccupante». Tre casi al mese, quasi sempre tra le mura domestiche, finiscono al Centro di Piombino

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PIOMBINO. «Preoccupante». Ecco come la polizia definisce il fenomeno della violenza di genere in Val di Cornia. Storie di donne picchiate, vessate e maltrattate che, in alcuni casi, hanno visto l’arresto dell'uomo che diceva di amarle. Nel 2016 diciassette donne, più di tre al mese, hanno chiesto aiuto al Centro antiviolenza di Piombino. Le azioni delle forze dell’ordine, che si sono poi tradotte nell’applicazione di misure cautelari, sono state invece cinque. Tre da parte dei carabinieri e due della polizia. Si tratta di violenze consumate, per lo più, tra le mura domestiche nei confronti di donne italiane residenti a Piombino.

«Le donne che si rivolgono a noi - dice Eliana Ghini, pedagogista del Centro donna antiviolenza di Piombino - riferiscono di aver subìto violenza fisica, psicologica, economica e atti persecutori. Spesso fanno fatica a denunciare, pensano che l’uomo violento cambierà».

Percosse fisiche e terrorismo psicologico sono forme di violenza che Mara, nome di fantasia, ha vissuto. Lei è stata picchiata dal suo uomo fino a perdere i sensi. Calci, pugni e schiaffi seguivano le offese e le minacce. «Se mi lasci ti ammazzo», si sentiva ripetere dal suo, ormai, ex compagno.

Lui le lanciava contro gli oggetti e le poggiava un cuscino sul volto. Mara aveva paura, ma gli credeva quando la incolpava. Lui aveva lasciato tutto per lei e continuava a dire che la amava tanto. «Mi sentivo così vuota - racconta Mara - Non avevo più forze, ma credevo che agisse in quel modo per troppo amore. Cercavo la sua approvazione». Mara, a un certo punto, ha lasciato quel compagno violento. E lui ha iniziato a perseguitarla con telefonate minacciose e appostamenti continui.

Ma in Val di Cornia ci sono tante donne che hanno vissuto una storia simile a quella di Mara. Se dall’inizio del 2016 il centro antiviolenza di Piombino ha ricevuto 17 richieste d’aiuto, nel 2015 queste sono state 41. Il centro è aperto dal 1998 e all’inizio si verificavano «venti casi all’anno, numero che col passare del tempo è raddoppiato. Siamo arrivati a registrare, in tutto, 764 richieste di aiuto. Credo che, in proporzione, i dati delle nostre zone rispondano ai parametri nazionali», dice Eliana Ghini.

Per quanto riguarda le azioni delle forze dell’ordine che hanno poi portato a misure cautelari, se nel 2016 sono in tutto cinque, nel 2015 sono state sei da parte della polizia. I carabinieri invece hanno proceduto tre volte per maltrattamenti in famiglia e sei per stalking. Tra questi nove casi, in due c’è stato l’arresto in flagranza. Il numero di denunce è più alto, ma molte poi non hanno seguito.

«Abbiamo avuto anche due casi di stalking che hanno visto come vittime gli uomini - dicono dalla polizia - e altri due che riguardavano immigrati. In un caso la donna vittima di violenza è andata via da Piombino, nell’altro c’è stato un processo, ma poi la donna è tornata col marito».

Ci viene raccontato anche un caso in cui si è verificata una «violenza domestica brutale» che è stato segnalata alla polizia dai cittadini, perché la moglie vessata dal marito non aveva la forza di denunciare. L’uomo è stato poi arrestato.

Ma il fenomeno della violenza di genere si contrasta anche con la prevenzione. «Noi organizziamo eventi nelle scuole - dice Eliana Ghini - e ci adoperiamo per creare manifestazioni che coinvolgano l’opinione pubblica». Perché una volta che la violenza, fisica o psicologica, si consuma, la vita della donna che ne è vittima è sconvolta per sempre. Mara, alla fine, ha denunciato il suo ex compagno. Lui è finito agli arresti domiciliari, lei adesso ha una vita normale. Ma il dolore e le sensazioni che provava durate le percosse e le minacce hanno lasciato dentro di lei un’angoscia di cui ha difficoltà a liberarsi. E al centro antiviolenza le hanno detto di «non abbassare mai la guardia, nemmeno tra vent’anni».

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