Sicurezza
Poggio all’Agnello, è tutti contro tutti
L’Unione comunale Pd replica duramente a Pietrelli mentre Bezzini (Un’altra Piombino) attacca le ultime tre giunte
PIOMBINO. La vicenda di Poggio all’Agnello continua a far discutere, sia fuori che dentro il Pd. Dopo il botta e risposta tra l’ex assessore Martina Pietrelli e il sindaco Massimo Giuliani, oggi è Ettore Rosalba a replicare duramente all’ex assessore. «Sorprende l’atteggiamento di Pietrelli - si legge in una nota dell’Unione comunale Pd - che con le sue ultime esternazioni disconosce totalmente il percorso da lei avviato e dalla segreteria ampiamente discusso. Per dovere di trasparenza è bene ricordare che durante il suo mandato l’ex assessore si confrontò con la segreteria (come da verbale), proponendo una variante puntuale analoga a quella approvata nei giorni scorsi in consiglio comunale. L’ex assessore in quel momento era fortemente preoccupata delle conseguenze per il Comune di un’eventuale (per lei probabile) sconfitta nel contenzioso presso il Tar Toscana con la società Immobiliare Milanese. Vennero sollevati dubbi e perplessità soprattutto riguardo al “presunto” interesse pubblico perché, a differenza della proposta attuale, non prevedeva il riferimento all’art. 16 del Dpr 380/2001 (Testo unico edilizia), che introduce il “contributo straordinario” previsto dalla normativa in caso di varianti o modifiche di destinazione d’uso puntuali (in questo caso quantificato in 1.480.000 euro) e nemmeno venivano definite le realizzazioni di opere pubbliche a parziale scomputo del contributo. Fortunatamente l’ottimo lavoro degli uffici comunali e dell’assessore Carla Maestrini ha permesso di trovare il giusto equilibrio tra la necessità di scongiurare la chiusura del complesso turistico e l’interesse pubblico generale».
«Cogliamo poi l’occasione - prosegue la nota - per porgere vicinanza e forte sostegno al sindaco Massimo Giuliani per l’attacco scomposto e livoroso rivoltogli da Pietrelli, che preferisce esternare e attaccare sui media invece di confrontarsi negli organismi di partito cui appartiene. Lodevole il riferimento alla libertà di dire ciò che si pensa, principio che chiaramente sosteniamo con forza e alla lotta contro l’arroganza del potere, che anche il nostro partito combatte con la stessa convinzione. Stride, però, questo tipo di approccio da parte di un dirigente politico che fino a pochi mesi fa ha ricoperto un ruolo di prestigio e responsabilità nell’amministrazione. Evidentemente la fiducia nei propri mezzi ha superato la qualità del lavoro svolto e il livore e il rancore hanno preso il sopravvento».
Ma le critiche continuano a piovere anche all’esterno del Pd. Carla Bezzini (Un’altra Piombino) infatti, attraverso un lunghissimo comunicato in cui ripercorre tutta la vicenda cominciata al tempo della giunta Guerrieri, passata attraverso la giunta Anselmi e approdata all’attuale giunta Giuliani. «Il nostro giudizio su tale variante è stato fortemente negativo - scrive Bezzini - Per più motivi. Prima di tutto è inaccettabile che un’istituzione pubblica ceda al ricatto di un’impresa privata che, minacciando la chiusura del proprio esercizio e il licenziamento delle maestranze, chiede una variante ad hoc. Si crea anche un pericoloso precedente per quanti, in crisi di gestione, potrebbero d’ora in avanti chiedere lo stesso favore da parte dell’amministrazione comunale. In mancanza di un’adeguata programmazione turistica territoriale si ricorre a una gestione disinvolta degli strumenti urbanistici, guardando più agli interessi di alcune cordate immobiliari che agli interessi del territorio e della comunità. Il rischio d’impresa ha a che fare con adeguate capacità gestionali, non con varianti di salvataggio. La variante proposta si pone oltretutto in direzione contraria alle normative regionali (il Testo unico delle leggi regionali sul turismo, la Lrt 1/2005 e il Pit) per le quali le amministrazioni comunali devono prevedere rigorose limitazioni al mutamento di destinazione d’uso degli immobili con finalità turistico-ricettiva. Perché nella programmazione turistica territoriale una cosa sono gli alberghi e le Rta , che producono posti di lavoro e stimolano l’economia, tanto che sono tutelati da specifiche normative, un’altra le unità immobiliari da vendere ai privati, per le quali a guadagnare tanto e subito sono solo gli immobiliaristi e non creano nessun posto di lavoro. Anche il ricatto dei 60 dipendenti non è sostenibile: con la trasformazione della metà del resort in appartamenti privati, quel personale sarà dimezzato. Inoltre, per la Milanese non era così tanto importante la concessione balneare, dato che non ha partecipato ai bandi per ottenere una delle due concessioni attuali sulla spiaggia di Baratti. Infine sappiamo bene che la promessa di concessione era illegittima e insostenibile, dato che la spiaggia -bene demaniale- può essere concessa solo attraverso un regolare bando. Tant'è che il Tar ha emesso in tal senso il suo pronunciamento, condannando la Milanese anche al pagamento delle spese. Una brutta vicenda, amministrativa e politica».
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