Il Tirreno

Poggio all’Agnello la polemica prosegue dopo la sentenza Tar

Poggio all’Agnello la polemica prosegue dopo la sentenza Tar

Intervengono il Movimento 5 Stelle e Martina Pietrelli, mentre la proprietà pensa di andare al Consiglio di Stato

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PIOMBINO. Non si placa la polemica su Poggio all’Agnello e la variante decisa dal Comune per consentire all’azienda, che ha decine di dipendenti, di proseguire la propria attività. La sentenza del Tar che ha dato ragione al Comune, peraltro per una certa tendenza del tribunale a non penalizzare gli Enti pubblici di fronte a risarcimenti così importanti (9 milioni di euro), ha acuito lo scontro.

Adesso a intervenire sono i 5 Stelle che, bilanci della società alla mano, contestano l’intervento del Comune.

Certo è che la società che ha costruito Poggio all’Agnello ha investito qualcosa come 45 milioni di euro, in parte finanziati dalle banche (ma 6 milioni arrivano dai soci) e ogni anno ha ripianato le perdite. Perdite che, almeno in parte, sono da imputare anche alla mancata concessione della spiaggia, che era nella convenzione. Ora c’è stata la sentenza del Tar, ma la proprietà pare comunque intenzionata ad appellarsi al Consiglio di Stato, quindi il discorso non è ancora chiuso. Anche perché c’è da chiedersi a cosa serva fare le convenzioni se poi la parte pubblica può fare a meno di seguirla, mentre la parte privata no...

Sulla vicenda torna anche Martina Pietrelli, che replica al sindaco Giuliani.

I 5 Stelle. «Alla fine tutti i nodi vengono al pettine - scrivono -. Il Comune è uscito vincitore dal ricorso al Tar in cui era stato coinvolto dall'Immobiliare Milanese 2006 Srl. In questa vicenda a colpire sono le tempistiche delle varie fasi. Sono passati appena sei giorni dal consiglio comunale nel quale è stato approvato, con i soli voti del Pd, l'iter che porterà alla trasformazione del 40% della struttura di Poggio all'Agnello da Rta a residenziale. Durante la discussione abbiamo provato a far comprendere, come risulta dalla lettura dei bilanci che questa evoluzione dei fatti era prevedibile. L'Immobiliare Milanese, nonostante la presenza di soggetti "finanziariamente solidi" nella compagine societaria, ha realizzato l'opera di recupero della struttura quasi interamente attraverso finanziamento bancario. Nel 2011 l'azienda iscriveva a bilancio €35.273.237 di debiti verso le banche che, negli anni successivi, hanno generato mediamente 1 milione di euro di oneri finanziari all'anno e, nonostante l'ottimo fatturato (€ 2.092.154 in aumento ), hanno mantenuto la società in perdita. Il tutto per una società con €100.000 di capitale sociale interamente versato ed un patrimonio netto di € 822.288, che significa basso rischio per i soci. Tutto questo lascia pensare che, da parte della proprietà, non ci fosse tutta questa voglia di avventurarsi nel mercato della ricettività, altrimenti sarebbe stato logico, in una politica di lungo termine, limitare gli oneri finanziari attraverso l'utilizzo di almeno una sensibile parte di capitali propri. Se invece l'obiettivo finale fosse stato quello di realizzare una plusvalenza rivendendo la struttura , allora dovremmo parlare di un operazione ben condotta. Peccato che gli strumenti urbanistici individuavano per la zona un interesse generale di altro tipo, ovvero lo sviluppo turistico e non certamente la disastrosa politica delle seconde case, che l'Amministrazione dovrebbe invece contrastare. Inutile adesso ripercorrere la vicenda relativa alla concessione mai ottenuta che ha spinto l'Immobiliare Milanese a ricorrere al Tar, ma ci preme sottolineare lo strano mutamento di atteggiamento dell'Amministrazione nei confronti del ricorso. Il Comune si è sempre detto solido della propria posizione, in quanto l'Immobiliare Milanese, non avendo partecipato alla gara per la riperimetrazione delle 2 concessioni esistenti, avrebbe certificato il proprio disinteresse vanificando il ricorso; salvo poi firmare una nuova convenzione dove stipulava la rinuncia da parte del ricorrente a dare attuazione alla sentenza in caso di vittoria. La sentenza del Tar infatti, riprende nelle motivazioni la linea inizialmente espressa dall'Amministrazione, certificando la mancanza di corrispondenza fra la mancata concessione e le perdite di bilancio aziendali. Tutto è andato come previsto, resta solo da stabilire da chi. L'unica cosa che è chiara è che lo sviluppo del turismo in quell'area, previsto dal Piano Strutturale e dal Regolamento Urbanistico, è andato a farsi benedire».

Martina Pietrelli. L’ex assessore, che mesi fa aveva iniziato la procedura con Immobiliare Milanese, torna a interveniere sul suo profilo Facebook

«È importante che il Comune abbia vinto la causa: il contrario avrebbe significato una vera e propria tragedia per il bilancio. Usciamo però dall’ipocrisia che il percorso della variante non è stato impostato in modo tale da essere subordinato alla vicenda giudiziaria, perché i fatti e gli atti del Comune parlano chiaro. Resta in piedi la questione della crisi dell’azienda e della volontà di aiutare questa realtà così importante. Ho sempre pensato che fosse giusto farlo, ma penso che sarebbe stato più opportuno e utile guardare a tutto tondo alle aziende turistiche del territorio e concepire una norma generale capace di dare una risposta alle situazioni più critiche o ingessate. Non mi pare di aver detto nulla di così sconvolgente. Se vogliamo dirla tutta, però, bisognerebbe aggredire il tema che le aziende sane, turistiche e non, che vogliono investire per creare lavoro hanno posto a più riprese all’amministrazione, quello di mettere le mani al Regolamento urbanistico. Un pacchetto di misure a sostegno dell’occupazione da portare in consiglio: questa sarebbe stata, è e continuerà a essere la vera priorità per aiutare chi rischia di chiudere e chi invece vuole e può creare lavoro». (g.f.)

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