Il Tirreno

Caso Camiciottoli, primo rinvio

di Alessandro De Gregorio

La famiglia della donna uccisa da un infarto si costituisce parte civile, in aula i due medici imputati

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PIOMBINO. E’ stata rinviata a settembre l’udienza preliminare per il caso di Francesca Camiciottoli, la quarantenne uccisa da un infarto il 17 febbraio dello scorso anno.

In quella che si è tenuta nei giorni scorsi di fronte al giudice Antonio Pirato, la prima, sono state affrontate alcune questioni preliminari. Innanzitutto si sono costituiti parte civile i familiari della giovane deceduta (il padre Paolo, il fratello Stefano, la figlia e il compagno Lorenzo Orsi). Poi si è affrontata la questione del responsabile civile, ovvero l’Asl: proprio per decidere quale strategia adottare in ordine a questo aspetto il legale della famiglia, l’avvocato Alessandro Napoleoni, ha chiesto un rinvio in modo da poter fare alcune valutazioni. Richiesta accolta dal gup che ha riconvocato le parti dinanzi a sé il 27 settembre.

Erano presenti in aula a Livorno entrambi gli imputati: i medici Giorgio Bonari (43 anni, nato in Svizzera e residente a Cecina, medico del pronto soccorso di Villamarina) e Andrea Picchi (45, grossetano, cardiologo ambulatoriale che lavora per la Usl Toscana sud est).

Per entrambi il pubblico ministero Daniele Rosa aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. I loro avvocati hanno anticipato che con ogni probabilità, in caso di rinvio a giudizio, chiederanno il giudizio abbreviato.

Bisogna attendere dunque altri tre mesi per sapere se e come si svolgerà il processo vero e proprio.

Francesca Camiciottoli, originaria di Braccagni ma da anni residente a Piombino, cominciò a sentirsi male i primi di febbraio 2015. Riconsiderati a posteriori alla luce dell’autopsia, i sintomi che lei aveva avvertito erano quelli di un infarto in corso: dolore al palato e al braccio sinistro. La donna non aveva mai avuto problemi di cuore ma, su consiglio del compagno, decise di farsi visitare. La mattina del 12 febbraio si recò al pronto soccorso di Villamarina. Il medico, il dottor Bonari, la sottopose a un elettrocardiogramma e a un prelievo di sangue. Le fu controllato anche il parametro degli enzimi. La donna non fu ricoverata ma dimessa subito.

Francesca tornò a casa, in via Trento e Trieste, ma continuò a sentirsi male. Fissò un appuntamento con uno specialista di Grosseto, il dottor Picchi, per il 16 febbraio. Il cardiologo le prescrisse solo un ecostress (elettrocardiogramma sotto sforzo) e «un’opportuna valutazione immediata in caso di recidiva». Ma neanche lui ritenne necessario un ricovero. L’indomani mattina, il 17, Francesca morì sotto gli occhi del compagno mentre stava preparando il caffè.

«Morte improvvisa cardiaca su base aritmica» fu la conclusione dell’autopsia condotta dal medico legale David Forni e dal cardiologo Roberto Brini. Al termine degli accertamenti della polizia il pm Rosa aprì un fascicolo, inizialmente contro ignoti e poi con i nomi dei due medici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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